Il progetto del Giornale di Letterefilosofia.it ha preso corpo con uno scopo ben preciso: parlare di ciò che studiamo, di come e di dove lo studiamo, discutendone tra colleghi. La partecipazione al progetto è assolutamente libera, chiunque può proporsi ed entrare a far parte della Redazione del giornale in qualunque momento, l’unico requisito richiesto è l’appartenenza ad una facoltà umanistica, sia essa Lettere e Filosofia, Scienze Umanistiche, Filosofia, Studi Orientali o altro ancora.
Il giornale è apartitico, non apolitico. Potrete trovare riferimenti alle riforme attuate o proposte dal Ministero dell’Istruzione, alle trovate del Ministero dei Beni Culturali, etc. ma siamo disponibili a pubblicare articoli filo-governativi, anti-governativi, di stampo anarchico e quanto altro si possa immaginare, tutto senza problemi. Il filo rosso, però, deve essere quello di un dibattito aperto e pluralistico riguardo ai temi di interesse comune: istruzione, la vita della facoltà, i problemi e le speranze di noi studenti. Abbiamo deciso di non occuparci di temi più generali, anche se potrebbero comunque interessare gli studenti, come la fame nel mondo, le guerre, le politiche economiche qualora non siano attinenti alla sfera educativa. Una scelta senza dubbio discutibile, ma che abbiamo fatto per inquadrare bene il tipo di articoli che potete proporci e che troverete leggendoci. Naturalmente, come ogni regola, può presentare eccezioni per casi particolarmente significativi.
Speriamo che questo spazio cibernetico possa rappresentare un ulteriore passo in avanti, se non per la qualità dei prodotti, almeno per la discussione che ogni articolo può far nascere. Saremo lieti di dare spazio alle risposte di chiunque ad ogni articolo, sia studenti che professori. Accetteremo con gioia qualsiasi tipo di apprezzamento o critica che ci rivolgerete, perché ci farà capire di aver suscitato una qualche reazione, di aver stimolato un qualche dibattito, sia pure interiore.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura e augurarmi che passiate spesso a ritrovarci.
Michelangelo Pecoraro






Forse il pezzo è stato pubblicato nella sezione errata. La sezione in cui è pubblicato si chiama, se non erro, Goliardia o simili. Mi aspettavo satira, dura semmai, ma satira.
Cavolo, provvederò a proporre immediatamente ai redattori di creare una sezione apposita per il mio stile vacuo e ambiguo. Non devono essersi accorti dell’errore.
Grazie per la segnalazione.
Non ho detto che il tuo stile è ambiguo, né vacuo.
Affermo che, se quanto hai scritto non voleva essere satira o ironia, ma un attacco “straight” a un episodio di malcostume, allora hai scritto nella sezione sbagliata.
Mi pare che ricevere critiche, anche costruttive, anche circostanziate, ti dia non poco fastidio. Per evitare di riceverne devi o incontrare il favore di tutti i lettori – cosa impossibile – o essere piú potente di un Vespa, o piú autorevole di, non so, un Sartori.
(Un atteggiamento sbagliato, a mio avviso. Ma di certo non darò fuoco alle polveri di una polemica ambigua, vuota, stavolta sí! e non remunerativa).
All the best.
Affatto, ti ringrazio anzi! Vedi, il mio articolo è esattamente dove speravo che arrivasse, se suscita commenti (di qualsiasi genere) non può che farmi piacere.
Ti chiederei, piuttosto, di continuare a seguirmi finché continuerò ad esser pubblicata.
Grazie ancora,
a presto!