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	<title>Il Giornale di Letterefilosofia.it &#187; il declino del Rock</title>
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		<title>La non ricorrenza</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 16:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Cerone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Celebrare la non-ricorrenza del quarantacinquesimo anno dal primo album dei Pink floyd può voler dire interrogarsi su quello che il Rock propone negli anni 2000.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Spesso la celebrazione di una ricorrenza è una pratica solenne attraverso cui si vuole dare un peso simbolico alla memoria, agli anni che passano e che, nonostante tutto, non fanno che rinvigorire le emozioni e l’immagine che ci trasmette l’oggetto, la persona o la data storica che vengono celebrate; altre volte la tendenza a ricorrere alla magra consolazione del ricordo può portare un essere umano o un’intera società a celebrare anniversari improbabili, nel tentativo di non scordare il passato per non perdersi nel presente. Ma iniziare un discorso sulle ricorrenze è sicuramente un’impresa ardua, specie per chi, come me, propone un giudizio sulla loro celebrazione. Per questo limiterò il mio campo d’indagine alla musica Rock. Parlerò di una non-ricorrenza, o meglio di una semi-ricorrenza: quarantacinque anni dall’uscita del primo, grandissimo disco dei <strong>Pink Floyd</strong>, <em>The Piper at the Gates of the Dawn</em>, uscito nel 1967 e ancora oggi pietra miliare e punto fisso della storia del Rock mondiale.</p>
<p style="text-align: justify">Come già accennato nell’introduzione, ricorrere alla celebrazione del quarantacinquesimo anno da un avvenimento può essere una pratica forzata, perché si rischia di perdere di vista le cose buone che avvengono nel presente, per chiudersi nel ricordo. Ma a volte è proprio la realistica considerazione che il presente non rinnovi quanto di buono è già stato fatto, che costringe a cercare una luce nel passato, ed è sicuramente questa la motivazione che mi ha spinto a scrivere l’articolo che state leggendo. Le considerazioni sui vari gruppi o cantanti, che apporrò in questo articolo, intendono essere puramente storiche, senza nulla togliere ai gusti personali che ognuno può avere.</p>
<div id="attachment_9573" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="The Piper at the Gates of the Dawn" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=9573"><img class="size-medium wp-image-9573" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2012/01/the-Piper-at-the-Gates-of-the-Dawn-300x300.jpg" alt="Copertina del primo album dei Pink floyd The Piper at the Gates of the Dawn, 1967." width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina del primo album dei Pink floyd The Piper at the Gates of the Dawn, 1967.</p></div>
<p class="mceTemp">Se si guarda al panorama del rock internazionale degli anni duemila, si può subito intuire come la maggior parte dei gruppi che lo compongono (mi riferisco soltanto a quelli più in vista, che vengono proposti sui canali musicali e nelle radio) non siano altro che dei derivati o emuli dei grandi complessi che affollavano la scena Rock anni ’60 e ’70.</p>
<div class="mceTemp">Era il periodo, questo, in cui le band proponevano al pubblico messaggi contro la guerra, testi creativi e visionari, un sound caratteristico e nuovo in cui confluivano le atmosfere delle contestazioni studentesche (<strong>Bob Dylan </strong>e<strong> Joan Baez</strong>), l’eredità del Blues (i<span style="color: #000000"><strong> Doors </strong>e<strong> Jimi Hendrix</strong></span>, oltre che i <strong>Led Zeppelin</strong>), quella del Rock’n Roll (i <strong>Rolling Stones</strong> e i primi <strong>Beatles</strong>), la fantasia e l’amore per la musica sperimentale e strumentale (il progressive Rock inglese, oltre che i <strong>Pink Floyd</strong>), il fascino dell’ignoto e della paura (<strong>Black Sabbath</strong>) o dell’Oriente indiano (chitarristi come<strong> George Harrison </strong>e<strong> Brian Jones</strong> imbracciano il sitar, sotto la guida del maestro indiano <strong>Ravi Shankar</strong>). I temi qui troppo velocemente accennati, danno comunque un’idea della vivacità culturale che animava quegli anni in cui la spinta creativa sovrastava, o quanto meno si affiancava, agli interessi discografici.</div>
<div class="mceTemp">Restando su questo argomento, forse la nascita di nuove tendenze musicali, che è coincisa con il boom dei sintetizzatori e dei nuovi strumenti elettronici e che ha attratto il pubblico e le case discografiche, forse il fatto che il Rock ha già detto quello che doveva dire nei suoi più di sessant’anni di storia, o probabilmente l’effetto della globalizzazione che ha spinto le band ad adeguarsi sempre di più a ciò che il pubblico, e di conseguenza le case discografiche, volevano, sono state le cause della crisi che il Rock sta vivendo negli ultimi anni.</div>
<p style="text-align: justify">Se parlo di vera e propria crisi è perché non trovo nessun gruppo musicale Rock nato nei duemila che possa reggere il confronto con quelli già accennati. Basterà, infatti, pensare a band come gli<strong> Strokes</strong> (definiti gli eredi del Rock’n Roll), i <strong>Kasabian</strong>, gli <strong>Arctic Monkeys </strong>o i primi <strong>Killers</strong>, tutti collocati nel genere Indie Rock, che riprendono sicuramente il Rock anni ’60, non aggiungendo nulla e operando, invece, ad una scarnificazione musicale e testuale del genere appena citato.</p>
<div class="mceTemp">
<p class="wp-caption alignright" style="width: 240px"><a class="lightbox" title="Syd Barrett" href="http://www.letterefilosofia.it/2012/01/la-non-ricorrenza/syd-barrett/"><img class="size-medium wp-image-9646" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2012/01/Syd-Barrett-230x300.jpg" alt="Syd Barret, leader dei Pink floyd dal 1965 al 1968. Abbandonò la band a causa di un esaurimento nervoso. Da allora il leader del gruppo diventò Roger Waters" width="230" height="300" /></a>Syd Barret, leader dei Pink floyd dal 1965 al 1968. Abbandonò la band a causa di un esaurimento nervoso. Da allora il leader del gruppo diventò Roger Waters</p>
</div>
<p class="mceTemp"> Potremmo parlare del Punk, genere inaugurato nel 1974 dai Ramones e che ha avuto un impatto fortissimo sulla storia del Rock  per i testi provocatori e il sound semplice ed esplosivo. Adesso possiamo ascoltare gruppi come<strong> Simple Plan </strong>o <strong>Good</strong><strong> Charlotte</strong>, diretti eredi del Pop Punk degli <strong>Offspring </strong>e i<strong> Green Day</strong>, che scrivono canzoni dai testi melensi e pseudo-nostalgici e dal sound morbido che nulla ha a che vedere con quello rapido e corrosivo dei loro antenati.</p>
<p style="text-align: justify">Degni di nota sono, invece, gli<strong> MGMT</strong>, che contaminano con originalità diversi generi, riprendendo i ritmi scanditi e leggeri del pop anni ’60 e le composizioni psichedeliche e dilatate di<strong> Pink Floyd </strong>e<strong> Genesis</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Un discorso a parte lo dedico ai gruppi come i <strong>Coldplay</strong>, dotati di un grande talento musicale, ma ultimamente criticati dagli stessi fan perché adeguatisi alle strategie economiche delle rispettive case discografiche, perdendo in parte o del tutto l’originalità e lo smalto degli esordi.</p>
<p style="text-align: justify">Il paragone che mi sono posto di fare tra due diversi momenti della storia del Rock si risolve, ovviamente, tutto a vantaggio del primo periodo. Tuttavia se la consolazione del ricordo, contrapposta ad una delusione nei confronti del presente, mi ha portato a celebrare un falso evento, non è per il mero gusto di criticare il presente a favore di un disco che ha fatto la storia, ma per riflettere e far riflettere su quello che è, adesso, il declino del Rock. Con la speranza che tale declino non culmini con la scomparsa di un genere che ha dato tanto alla storia del secondo novecento e alle generazioni che hanno vissuto quest’epoca, mi auguro che fra quarantacinque anni non occorra rifugiarsi nella celebrazione forzata di un evento; che non ci sia bisogno di festeggiare i novant’anni dal primo album dei Pink Floyd.</p>
<p style="text-align: right"><em><br />
</em></p>
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