<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Giornale di Letterefilosofia.it &#187; L&#8217;Aquila</title>
	<atom:link href="http://www.letterefilosofia.it/tag/laquila/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.letterefilosofia.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 May 2013 16:51:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>Afterhours: dalla Padania con amore</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2012/06/afterhours-dalla-padania-con-amore/</link>
		<comments>http://www.letterefilosofia.it/2012/06/afterhours-dalla-padania-con-amore/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 10:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Afterhours]]></category>
		<category><![CDATA[Germi]]></category>
		<category><![CDATA[Iriondo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Agnelli]]></category>
		<category><![CDATA[Padania]]></category>
		<category><![CDATA[Rodrigo D'erasmo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.letterefilosofia.it/?p=13585</guid>
		<description><![CDATA[Recensione dell'ultimo album degli Afterhours: Padania, con il quale la band milanese torna alla ribalta dopo quattro anni di assenza dalla scena alternative-rock. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Siamo arrivati a dieci. Con grandi cambiamenti e ritorni d’eccellenza, gli <strong>Afterhours</strong> danno alla luce <strong>il loro decimo album, <em>Padania</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><a class="lightbox" title="Afterhours-padania" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=13610"><img class="alignleft size-medium wp-image-13610" title="Afterhours-padania" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2012/06/Afterhours-padania2-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>Uscito nei negozi il 17 aprile scorso, prodotto dalla loro casa discografica <strong>Germi</strong>, e anticipato dal singolo <em>La tempesta è in arrivo </em>(edito il 1 marzo per la serie televisiva di Sky <em>Faccia d’angelo</em>) questo disco segna il ritorno della band milanese dopo 4 anni di assenza dalla scena alternative rock italiana. Assenza intervallata soltanto da una comparsa a <strong>Sanremo</strong> con il progetto-canzone <em>Afterhours presentano: il paese è reale</em> (lavoro di pregevolissima fattura per contenuti e sonorità) che tuttavia aveva fatto pensare, soprattutto a livello di opinione pubblica, ad una sorta di inconsapevole rilassamento della band dopo 9 grandi album. Fortunatamente per tutti i fans e non solo, la replica a tali dubbi è arrivata. Eh sì, perché questo disco, <strong>Padania</strong>, non è solo un’ammiccamento ai vecchi fan tramite frasi già pronunciate o melodie già sentite. Tutt&#8217;altro. Questo disco porta dentro di sé e con sé la rabbia, vecchia e allo stesso tempo nuova, di <strong>Manuel</strong> e dei suoi che in esso hanno voluto manifestare e mostrare il “padano” che c&#8217;è in ognuno di noi. Avete capito bene. Il padano che, immerso in una realtà che non lascia molto tempo per pensare, vuole raggiungere fortemente un obiettivo, un traguardo, ma nel percorso che compie egli perde di vista ciò che si era prefissato, e questo lo porta all’autoannullamento e allo smarrimento di se stesso. Sulla base di questo pensiero, tema e cardine dell&#8217;album, <strong>Agnelli &amp; co</strong> costruiscono uno stupendo disco dalle sonorità corpose e mai banali. Molte le canzoni politiche e non inclini al compromesso, tipiche “dell’Agnelli pensiero”, quali C<em>ostruire per distruggere </em>e  <em>Ci sarà una bella luce</em>. Inoltre il gruppo non rinuncia a canzoni come  <em>Nostro anche se ci fa male</em> e <em>La terra promessa si scioglie di colpo</em>, ballate che conservano vigore e originalità. Anche la canzone (<em>Padania</em>) che dà il nome all’album, sembra una canzone degli Afterhours vecchio stampo. E nonostante ciò, neanche in questo caso, rinunciano a quel tocco di nuovo che hanno impresso a tutto il disco.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Questa ventata d&#8217;aria nuova è dovuta non solo alla ritrovata vena musicale di Agnelli, ma anche ai grandi ritorni nel gruppo come quello di <strong>Iriondo</strong>, chitarrista storico del gruppo, e alla novità assoluta del violinista <strong>Rodrigo D’erasmo,</strong> a cui Agnelli, in molte parti dell’album, affida il suo sound; come si ascolta chiaramente in <em>Iceberg</em>. Un ottimo album insomma, salito dopo pochissimo tempo ai primi posti dei dischi più venduti in Italia, e che ora si appresta ad affrontare il tour estivo. Tour che peraltro è stato anticipato dalla <strong>grande performance degli Afterhours a l’Aquila il 19 di maggio.</strong> Il concerto, dedicato alla città che sta ancora cercando di rialzarsi, ha espresso un livello di musica live davvero alto. Un gradito ritorno quindi per una band che non finisce mai di stupire per inventiva e creatività e che ci ha già avvisato: «la tempesta è in arrivo» e noi la aspettiamo, fortemente.</p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><em>Cristian Longo </em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.letterefilosofia.it/2012/06/afterhours-dalla-padania-con-amore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ma quanto è dura la salita! E non solo quella&#8230;</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2010/06/ma-quanto-e-dura-la-salita-e-non-solo-quella/</link>
		<comments>http://www.letterefilosofia.it/2010/06/ma-quanto-e-dura-la-salita-e-non-solo-quella/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 08:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro De Vecchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere Sportive]]></category>
		<category><![CDATA[Aprica]]></category>
		<category><![CDATA[Arena di Verona]]></category>
		<category><![CDATA[Cadel Evans]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[David Arroyo]]></category>
		<category><![CDATA[Gavia]]></category>
		<category><![CDATA[Giro d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Basso]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Scarponi]]></category>
		<category><![CDATA[Montalcino]]></category>
		<category><![CDATA[Mortirolo]]></category>
		<category><![CDATA[Salite]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Nibali]]></category>
		<category><![CDATA[Zoncolan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.letterefilosofia.it/?p=1234</guid>
		<description><![CDATA[“Ma quanto è dura la salita!”, recita una popolarissima canzone di Gianni Morandi, e, quando nello sport si parla di salite, il pensiero non può  <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/06/ma-quanto-e-dura-la-salita-e-non-solo-quella/">Leggi il resto...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/06/Basso-su-Zoncolan.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1237" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/06/Basso-su-Zoncolan.jpg" alt="" width="323" height="214" /></a>“Ma quanto è dura la salita!”, recita una popolarissima canzone di Gianni Morandi, e, quando nello sport si parla di salite, il pensiero non può che andare al Giro d’Italia. Da pochi giorni si è conclusa una delle edizioni più spettacolari della corsa rosa che ha regalato agli appassionati tre settimane di ciclismo d’alta qualità, con un’ottima scelta dei percorsi e tappe mai banali e scontate. In più il maltempo, sabotatore, per molti, di un maggio povero di gite al mare o in campagna, ha reso la competizione ancora più dura ed avvincente. Il pubblico ha potuto percepire, come poche altre volte, la fatica dei ciclisti dipinta nei volti solcati dal sudore e contratti per lo sforzo di pedalare per centinaia e centinaia di chilometri.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; stato il giro delle salite: Zoncolan, Mortirolo e Gavia sono fra le ascese più difficili al mondo ed erano tutte presenti in quest’edizione. Le Alpi, tuttavia, non sono state le sole protagoniste. Come dimenticare la tappa di Montalcino dove la pioggia battente e la strada sterrata hanno reso i corridori degli eroi, quando hanno raggiunto il traguardo, sporchi di terra e fango. O la tappa dell’Aquila in cui, oltre al dovuto omaggio ad una terra ancora ferita dal terremoto, le terribili condizioni climatiche hanno sconvolto il Giro, mandando in porto una fuga altrimenti impossibile. Senza scordare poi le discese, come quella del Monte Grappa, dove Vincenzo Nibali ha staccato tutti vincendo la frazione da vero campione, o quella del Mortirolo in cui David Arroyo ha difeso con onore la sua maglia rosa dall’attacco di Ivan Basso, prima di arrendersi sulla salita dell’Aprica.</p>
<p style="text-align: justify">Gli elogi finali da prima pagina sono andati, com’è giusto, soprattutto a Basso, giunto in rosa nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona e dominatore, con pieno merito, di questo Giro d’Italia. Dopo un avvincente duello con il campione del mondo Cadel Evans, è arrivato da solo in vetta allo Zoncolan, ascesa più dura d’Europa, ed ha vinto, acclamato da migliaia di persone giunte ad ammirare lo spettacolo del ciclismo in quel naturale “stadio” alpino. Ha respinto la controffensiva dell’australiano iridato nella cronoscalata di Plan de Corones e, sul Mortirolo e sull’Aprica, aiutato da uno straordinario Nibali, ha strappato ad Arroyo una maglia rosa che, dopo l’Aquila, per molti si sarebbe dissolta in un miraggio e nel rimpianto di un’occasione d’oro perduta per sempre. Il trionfo di Ivan Basso è la vittoria di un uomo che, dopo aver sbagliato, ha pagato ed ha saputo riscattarsi, di un ciclismo, si spera, finalmente vero e pulito.</p>
<p style="text-align: justify">Il Giro 2010 ci ha regalato anche un Nibali sorprendente: non doveva nemmeno partecipare ma, dopo essere stato convocato in extremis, a causa dello stop imposto a Franco Pellizzotti, ha confermato, dopo il settimo posto al Tour 2009, di essere il corridore italiano del futuro per le grandi corse a tappe. E’ arrivato terzo in classifica generale, ha indossato la maglia rosa, ha vinto la frazione del Monte Grappa ed ha contribuito enormemente al successo finale del compagno di squadra Basso. I nostri due campioni hanno dimostrato, ancora una volta, che uno degli elementi più affascinanti del ciclismo è il suo essere contemporaneamente sport individuale e di squadra. Meritano elogi speciali anche Michele Scarponi, vincitore della tappa del Mortirolo e dell’Aprica e quarto classificato, a pochi secondi da Nibali, ed Evans, quinto nella graduatoria finale, che ha onorato la maglia di campione del mondo, vincendo l’eroica frazione di Montalcino e la classifica a punti.</p>
<p style="text-align: justify">Se ancora ce ne fosse stato bisogno, quest’edizione ha mostrato nuovamente come sia il Giro d’Italia la corsa a tappe più difficile ed avvincente di tutte. Negli ultimi anni le partecipazioni di corridori che normalmente si esibivano solo al Tour de France, come Lance Armstrong, Cadel Evans e Carlos Sastre, e le vittorie finali di Alberto Contador e Denis Menchov, nel 2008 e nel 2009, sottolineano come il Giro non sia solo materia per Italiani e stia forse recuperando il fascino dei tempi di Anquetil, Gaul, Merckx, Hinault ed Indurain. Purtroppo anche nel ciclismo la fanno da padrone interessi di sponsor e d’immagine, per i quali il Tour continua ad essere preferito al Giro da molti ciclisti e squadre di primo piano. La corsa transalpina è, senza dubbio, altrettanto spettacolare ed avvincente, ma la conformazione del territorio francese e la scelta dei percorsi da parte degli organizzatori, rendono diverse tappe inevitabilmente più noiose. La speranza è che l’onda positiva di questo Giro 2010 possa migliorare la situazione e restituire alla corsa rosa il prestigio che merita.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/06/Basso-Arroyo-e-Nibali.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1236" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/06/Basso-Arroyo-e-Nibali.jpg" alt="" width="518" height="324" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.letterefilosofia.it/2010/06/ma-quanto-e-dura-la-salita-e-non-solo-quella/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk: enhanced
Database Caching 1/12 queries in 0.404 seconds using disk: basic
Object Caching 387/435 objects using disk: basic

 Served from: www.letterefilosofia.it @ 2013-05-21 12:48:59 by W3 Total Cache -->