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	<title>Il Giornale di Letterefilosofia.it &#187; manifestazione</title>
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		<title>Studenti contro gli scontri</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 13:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[15 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[Ateneinrivolta]]></category>
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		<category><![CDATA[Uniriot]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono differenze tra la manifestazione del 15 ottobre e quella del 14 dicembre scorso? Come si sono comportati gli studenti e le associazioni studentesche?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8650" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Scontri - foto di Fanpage.it" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8650"><img class="size-medium wp-image-8650" title="Scontri - foto di Fanpage.it" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/Scontri-300x199.jpg" alt="Scontri - foto di Fanpage.it" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Scontri - foto di Fanpage.it</p></div>
<p style="text-align: justify;">Poco meno di un anno fa scrissi <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/falsi-argomenti-sugli-scontri-del-14/">un editoriale</a> tentando un&#8217;analisi di ciò che era accaduto il 14 dicembre. Per quello che avevo scritto mi toccò litigare anche a lungo con colleghi di alcune <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/le-proteste-universitarie-%E2%80%93-parte-ii-le-associazioni-studentesche/">associazioni studentesche</a>. Perché? Perché giustificavano l&#8217;accaduto e ricorrevano a categorie analitiche (che si potrebbero anche definire pippe mentali, se non fosse che alcuni ci credono veramente) come &#8220;responsabilità collettiva&#8221; e &#8220;inevitabilità&#8221;. Qualsiasi studente politicamente non inerte ricorda <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/tra-finanzial-time-e-black-box/">la grama figura</a> che tre colleghi fecero fare all&#8217;intera categoria presenziando alla trasmissione televisiva Annozero. E ora?</p>
<p style="text-align: justify;">Il day-after è stato segnato dal silenzio, perlomeno online, dei maggiori gruppi studenteschi. Ma se internet ha taciuto, non altrettanto si può dire per altri mezzi di comunicazione. In televisione, nel programma &#8220;In mezz&#8217;ora&#8221; di Lucia Annunziata, Francesco Raparelli (Uniriot) in diretta dalla Sala Arrigoni a San Lorenzo spiegava con un espressivo sorriso che, se Berlusconi non avesse ottenuto la fiducia, «sicuramente la manifestazione sarebbe stata un&#8217;enorme festa» e, insomma, non sarebbe accaduto nulla.</p>
<div id="attachment_8608" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Studenti alla testa del corteo dopo l'inizio degli scontri - Foto di Link, Coordinamento Universitario" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=8608"><img class="size-medium wp-image-8608" title="Studenti alla testa del corteo dopo l'inizio degli scontri - Foto di Link, Coordinamento Universitario" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/10/Studenti-15-ottobre-300x200.jpg" alt="Studenti alla testa del corteo dopo l'inizio degli scontri - Foto di Link, Coordinamento Universitario" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Studenti alla testa del corteo dopo l&#39;inizio degli scontri - Foto di Link, Coordinamento Universitario</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma come si sono comportati gli studenti nel corso della manifestazione? Hanno cambiato atteggiamento rispetto all&#8217;anno scorso: allo scoppiare dei primi tafferugli e nel momento in cui ci si è resi conto della pericolosa organizzazione di alcuni nuclei di &#8220;neri&#8221; (etichetta che uso per comodità), la metà posteriore del corteo in cui si trovavano gli studenti, i partiti e il carro del Teatro Valle ha cambiato percorso, dirigendosi prima verso Circo Massimo, poi verso Piramide e infine tornando a San Giovanni tramite via Marco Polo più o meno alle otto di sera, quando ormai gli scontri si erano spostati in via Merulana, Labicana e nelle viuzze limitrofe. Non solo: gli studenti hanno in qualche modo cordonato la fetta di corteo che era rimasta intatta e festosa, evitando che violenti sbandati riuscissero a rifugiarvisi. Un atteggiamento responsabile di positività, grazie al quale i mezzi di comunicazione, in questi giorni, non sono stati occupati solo da immagini degli scontri.</p>
<p style="text-align: justify;">La considerazione a questo punto, essendo gli studenti pressappoco gli stessi dello scorso dicembre, è d&#8217;obbligo: o hanno sbagliato allora, nel giustificare l&#8217;accaduto e nel non tentare di prevenire quello che si sapeva sarebbe successo, o hanno dimostrato incoerenza oggi, costretti a distaccarsi dall&#8217;accaduto a causa della unanime condanna dell&#8217;opinione pubblica e a evitare scontri con una parte del corteo per preservarne l&#8217;incolumità. <em>Tertium non datur</em>. Ovviamente mi riferisco a coloro che all&#8217;epoca giustificarono le violenze (<a href="http://www.ateneinrivolta.org/rivolta/rebel-rebel">Ateneinrivolta</a> e <a href="http://www.unicommon.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2315:centomila-in-piazza-rivolta-contro-il-governo-comunicato-dalla-sapienza-in-mobilitazione&amp;catid=85:comunicati&amp;Itemid=279">Uniriot</a>), non per chi all&#8217;epoca riuscì, anche a costo di tortuose analisi, a condannarle (<a href="http://www.coordinamentouniversitario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=156:ancora-liberi-di-solcare-il-mare-riflessioni-sul-14-dicembre&amp;catid=36:approfondimenti&amp;Itemid=59">Link-Coordinamento Universitario</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente non è mai troppo tardi per cambiare opinione, ma visto che anche gli studenti sottostanno alle leggi del marketing, l&#8217;errore non si ammette mai. Ecco allora, ad alcuni giorni di distanza, <a href="http://www.ateneinrivolta.org/rivolta/oltre-il-15-ottobre-una-rivolta-permanente">un comunicato dei collettivi</a> in cui si tengono insieme capra e cavoli e si falsifica addirittura il dato storico, giungendo a dire che il 14 dicembre scorso «nessuno ha avuto la sensazione di essere stato sovradeterminato da pochi manifestanti» (loro forse non l&#8217;avranno avuta, questa sensazione, ma spalmare su tutti il proprio punto di vista è un procedimento retorico non corretto, anche nei confronti di chi quella giornata l&#8217;ha vissuta e l&#8217;ha interpretata diversamente); tutti e tre i siti, invece, riportano <a href="http://www.coordinamentouniversitario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=352:oltre-il-15-ottobre-non-un-passo-indietro-neanche-per-la-rincorsa-&amp;catid=3:newsflash&amp;Itemid=57">un comunicato comune</a> in cui, senza eccedere in chiarezza («nell’irriducibile molteplicità di pratiche e di idee che contraddistingue i movimenti più grossi»), si prendono le distanze dalle violenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l&#8217;ottima risposta della componente studentesca agli scontri di piazza, visto che tale componente è risultata fondamentale nell&#8217;organizzazione della giornata, alcuni dubbi vanno espressi: sapendo che sarebbe potuto accadere qualcosa del genere (chiunque sappia utilizzare internet senza prosciutto sugli occhi era ben consapevole dei rischi), come mai non si è previsto un servizio d&#8217;ordine generale in grado di espellere dal corteo uno spezzone &#8220;nero&#8221;, giungendo a farsi togliere, di fatto, il proprio percorso stabilito e a intraprenderne un altro di ripiego? Perché si è lasciata la testa del corteo a un gruppo (il carro di San Precario) che non ha tentato di scansare i &#8220;neri&#8221; o non è riuscito a farlo?</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;assenza di un servizio d&#8217;ordine comune, a conti fatti, è stata utile a preservare dal caos almeno la metà posteriore del corteo; l&#8217;impressione che ne è derivata, però, è stata quella di un corteo non unitario, in cui ogni spezzone ha pensato, nel momento del pericolo, a mettere in salvo la propria parte. Sulla testa del corteo, invece, si è consumato un vero e proprio tradimento dell&#8217;ala più oltranzista: evidentemente l&#8217;organizzazione, lasciando la testa del corteo ai gruppi più a rischio, pensava che si sarebbero rivolti contro la &#8220;zona rossa&#8221; deviando dal corteo all&#8217;altezza di via dei Fori Imperiali. I &#8220;neri&#8221; invece hanno volontariamente coinvolto il resto del corteo nelle violenze e nei successivi scontri, al grido &#8220;non arriveremo mai a San Giovanni&#8221;, giungendo allo scontro fisico con i più irritati tra gli altri manifestanti (in particolare con il gruppo dei Cobas, il più arcigno in questo contesto).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste due problematiche, in particolare, dovranno essere al centro di una riflessione da parte degli studenti che hanno contribuito all&#8217;organizzazione della grande manifestazione del 15 ottobre, affinché in futuro si eviti che migliaia di giovani venuti da tutta Italia possano rischiare danni, anche permanenti, come purtroppo accaduto in quest&#8217;occasione.</p>
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		<title>Né sante né puttane: anche le donne tornano in piazza.</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2011/02/ne-sante-ne-puttane-anche-le-donne-tornano-in-piazza/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 20:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Severino Antonelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[13 febbraio]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[corpo delle donne]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Le reazioni della rete intorno all'attualità della questione femminile e alla manifestazione del 13 febbraio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px} p.p3 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 21.0px; font: 12.0px Helvetica} p.p4 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 21.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px} p.p5 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 22.0px; font: 12.0px Helvetica; color: #101010} span.s1 {letter-spacing: 0.0px} span.s2 {text-decoration: underline ; letter-spacing: 0.0px color: #001ba6} span.s3 {font: 14.0px Georgia; letter-spacing: 0.0px} --></p>
<div id="attachment_5219" class="wp-caption alignleft" style="width: 370px"><a class="lightbox" title="pavlichenko1" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5219"><img class="size-full wp-image-5219 " src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/02/pavlichenko12.jpg" alt="Lyudmila Pavlichenko (1916-1974) è stata, con 309 colpi a segno, uno dei cecchini più letali della Seconda Guerra Mondiale. " width="360" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">Lyudmila Pavlichenko (1916-1974) è stata, con 309 colpi a segno, uno dei cecchini più letali della Seconda Guerra Mondiale. </p></div>
<p>La fitta sequela di discussioni infuocate su quotidiani e televisioni nazionali di queste settimane lo ha dimostrato: l’argomento femmina (non donna, perché le considerazioni si fanno sul genere indifferentemente dall’età) è ancora aperto e in modo sommerso lo è sempre stato, ma almeno fino all’anno scorso il momento in cui se ne parlava di più rimaneva sempre l’inizio dell’estate: la prova costume è tappabuchi favoloso per tutti i notiziari senza notizie, insieme all’importanza per bambini e anziani di non esporsi al sole nelle ora più calde e alle proprietà rinfrescanti del cocomero.</p>
<p>I recenti scandali sessuali del premier hanno quindi innescato un dibattito fuori stagione, aumentando gli interventi in particolare sulla rete. Aumentando e non innescando: sul tema già da anni giornaliste e documentariste si erano soffermate e concentrate, anche con risultati notevoli. Dal documentario <strong><em>Il Corpo delle Donne</em></strong> di <strong>Lorella Zanardo </strong>(visualizzabile <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89">qui</a>) al libro inchiesta di <strong>Loredana Lipperini </strong><a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5001489"><strong><em>Non è un paese per vecchie</em></strong>,</a> fino ad arrivare ai personalissimi video di <strong>Alina Marazzi</strong>, tra cui <a href="http://www.vogliamoanchelerose.it/"><strong><em>Vogliamo anche le rose</em></strong></a>, il fermento nel cercare di raccontare cos’è essere femmina oggi è sempre stato forte ma poco ascoltato e diffuso dai canali d&#8217;informazione più diffusi.</p>
<p>Per arrivare alla vera e propria rassegna degli interventi più interessanti delle ultime settimane, molti di questi si sono<a class="lightbox" title="vespa-avallone_fondo-magazine" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5220"><img class="alignright size-full wp-image-5220" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/02/vespa-avallone_fondo-magazine.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a> concentrati sulla giornata del 13 febbraio e sulle varie reazioni che a questa sono venute prima e dopo. In primo luogo bisognerebbe vedere il vademecum della manifestazione sul <a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/2011/02/03/vademecum-della-mobilitazione/">sito</a> messo su per l’occasione. Il primo e il terzo punto dicono:</p>
<p><strong><em>-</em></strong><em>La manifestazione </em><strong><em>non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive</em></strong><em>. I cartelli o striscioni ne terranno conto.[...]</em></p>
<p><em>-Siamo donne fiere e orgogliose. Chiediamo dignità e rispetto per noi e per tutte. Siamo gelose della nostra autonomia e non ci lasceremo “usare”. Per questo </em><strong><em>non ci devono essere simboli politici o sindacali nei nostri cortei</em></strong><em>: vogliamo che sia anche rispettata la nostra “trasversalità”.[...]</em></p>
<p>In particolare sul primo punto, ha <a href="http://www.michelamurgia.com/di-diritti/generi/la-sindrome-dello-zio-tom">descritto bene</a> l’intenzione che si era voluta dare a questa grande manifestazione non solo femminile la scrittrice <strong>Michela Murgia</strong>, già autrice di una polemica con Bruno Vespa che, nella serata di premiazione del premio Campiello 2010, aveva fatto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=-HYUVXOlh3w">viscide considerazioni</a> ( <a href="http:/http://www.letterefilosofia.it/2010/09/litalia-dei-premiculi/">qui</a> un articolo del nostro giornale) decoltè della collega autrice Alessandra Avallone; l’autrice di <strong><em>Accabadora</em></strong> parla di una dicotomia suore/puttane falsa, inventata da chi vuole far credere che utilizzare la dignità di un corpo per assecondare l’uomo di turno al potere sia una sorta di rivendicazione femminista: <em>l’utero è mio, e lo vendo a chi mi pare</em>.</p>
<p>Interessante perché la voce è quella &#8220;di un uomo&#8221; è <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=3778%23more-3778">l’articolo</a> di <strong>Christian Raimo </strong>uscito per <strong>il manifesto</strong> e ripubblicato su <strong>minima &amp; moralia</strong> il giorno prima della manifestazione: utile per capire anche quali sono stati gli errori commessi nell’immagine dell’antiberlusconismo, che ha sempre preteso di dividere il mondo politico e morale italiano in due sfere impermeabili, una sana e una perversa. Mette anche in discussione il <em>clicktivism</em> dei social network, ovvero la tendenza a ritenersi partecipi della società grazie ad un semplice click sull’ennesimo appello condiviso sul proprio profilo facebook.</p>
<p><a class="lightbox" title="Manifestazione_contro_violenza_donne-610x406" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5225"><img class="aligncenter size-full wp-image-5225" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/02/Manifestazione_contro_violenza_donne-610x406.jpg" alt="" width="610" height="406" /></a>Sulla rivista culturale cartacea e online  <strong>Alfabeta 2</strong> è uscito anche un altro<a href="http://www.alfabeta2.it/2011/02/18/mercato-della-dignita-ovvero-donne-e-deputate/"> intervento</a> maschile degno di nota, dove l&#8217;autore <strong>Fausto Curi </strong>mette in luce la giustificazione che gli uomini danno del maltrattamento delle donne:</p>
<p><em>[...]</em><em>adoriamo le donne, dunque non è vero che le maltrattiamo. Che le donne adorino essere adorate complica la situazione ma non ne cambia la sostanza: è vero che le adoriamo però è anche vero che le abbiamo maltrattate e che, come mostra la cronaca quotidiana, spesso ancora le maltrattiamo.[...]</em></p>
<p>Una<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=3060"> rassegna di volti </a>di donne ribelli è stato invece il modo di rendere omaggio alla manifestazione da parte del collettivo tutto maschile di scrittori <strong>Wu Ming </strong>sul loro blog <strong>Giap</strong>: da Angela Davis a Sara Parks, da Frida Kahlo a Virginia Woolf, hanno cercato di ricordare le facce di donne che hanno fatto storia, inserendo anche figure non del tutto limpide, come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jiang_Qing">Jiang Qing</a><em>, </em>ultima moglie di Mao Zedong.</p>
<p>Infine, da qualche giorno è uscito per la casa editrice palermitana <strong>:duepunti </strong>un saggio intitolato <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/cronografie/linvenzione-della-cultura-eterosessuale/"><strong><em>L’invenzione della cultura eterosessuale</em></strong> </a>dell’attivista gay<strong> Louis-Georges Tin</strong> (<a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/popupaudio.html?t=Conversazione%2520con%2520Luis%2520Georges%2520Tin%252029.11.2010&amp;p=Conversazione%2520con%2520Luis%2520Georges%2520Tin%252029.11.2010&amp;d=&amp;u=http://www.radio.rai.it/podcast/A0071886.mp3">qui</a> una sua intervista a <strong><em>Fahrenheit </em></strong>su <strong>Radio 3</strong>), dove si cerca di smontare, anche ridiscutendo topoi letterari come quello cortese e cavalleresco, il mito che l’ordine naturale del mondo si basi affettivamente sul rapporto uomo/donna. Cosa c’entra in questo contesto un libro che critica l’eterosessualità culturale? Lo si può intendere come uno spunto che il genere maschile può cogliere per cercare di superare, nei rapporti con l’altro sesso, alcune timidezze (perché anche di queste si parla quando in particolare i soggetti sono giovani uomini) che con membri dello stesso sesso normalmente non si avrebbero, ovvero lasciarsi alle spalle la paura che sopraggiunse quando il genere femminile smise di chiedere e cominciò prima a pretendere e poi a prendersi diritti e spazi. Dopotutto, se ancora di emancipazione si deve parlare per le donne, ciò non significa che al maschio non si debba affidare il ruolo di cartina al tornasole, per sperimentare quanto ancora nel Paese si veda la donna verticale in cucina e orizzontale in camera da letto.</p>
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		<title>Se non il 13 febbraio, quando?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[problemi di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[I motivi per cui il 13 febbraio l'intera società civile dovrebbe mettersi in marcia in ogni città d'Italia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4876" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a class="lightbox" title="logo" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=4876"><img class="size-full wp-image-4876  " title="logo" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/02/logo.jpg" alt="Il logo della manifestazione realizzato da Maddalena Fragnito." width="243" height="242" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo della manifestazione realizzato da Maddalena Fragnito.</p></div>
<p>Il 13 febbraio, nelle piazze di ogni città italiana (ma anche nei paesi e nelle campagne, come il corteo che si sta organizzando nella mia bella terra sabina), potrete partecipare alle manifestazioni organizzate per reagire alla squallida immagine che, nell&#8217;ultimo mese, l&#8217;Italia sta dando di sé e a sé. Non sono molte le recenti manifestazioni nelle quali io abbia creduto fermamente, ma cercherò di spiegare perché ritenga questa un bel segno di civiltà e auspichi una grande partecipazione non tanto delle sole donne, quanto dell&#8217;intera società civile.</p>
<p>L&#8217;attuale retorica sul &#8220;corpo delle donne&#8221; non mi sembra cogliere nel segno, poiché limita il discorso sull&#8217;estetica nell&#8217;età dei mezzi di comunicazione di massa utilizzando l&#8217;inopportuno filtro del genere, ma visto che le analisi semplicistiche peccano inevitabilmente di banalità e non ho ora il tempo di affrontare bene l&#8217;argomento preferisco limitarmi a questa semplice constatazione. L&#8217;analisi andrebbe compiuta in tutta la sua complessità, cosa che ahimè ancora non è avvenuta o, nel raffinatissimo approccio di un Bourdieu, è risultata estremamente opinabile al punto da poter essere attaccata non solo nei risultati, ma persino nelle premesse e (ma questo riguarda più strettamente l&#8217;ambito accademico) nelle pretese di originalità. Un&#8217;analisi sociologica, psicologica, antropologica e storica così importante dovrebbe andare a braccetto con il minor grado di confutabilità possibile, non gettarsi con un triplo salto mortale nella piscina dell&#8217;ineffabile contorto nella speranza di destare stupore con le evoluzioni che si fanno mentre ci si tuffa.</p>
<p>Pur non essendo questo il luogo adatto, ho già avuto modo di esprimere su questo Giornale alcuni, piccoli dubbi. Ad esempio, quando ho scritto <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/12/i-primi-effett-dei-tagli-allistruzione/">il pezzo ironico</a> sui manifestini della protesta studentesca visti nell&#8217;università di Roma Tre, uno degli elementi su cui ho ironizzato è stato l&#8217;uso dell&#8217;asterisco, alla fine delle parole connotate da una terminazione &#8220;di genere&#8221;, che si è diffuso negli ultimi anni; una pratica non solo ridicola in sé, dal punto di vista linguistico, ma svilente per la categoria che ne fa uso, poiché rende minore l&#8217;impatto emotivo dei messaggi che veicola. Ma si possono leggere i commenti all&#8217;articolo, pur se brevi, quindi non mi dilungo.</p>
<p>Perché, allora, dovrei essere favorevole alla manifestazione del 13 febbraio? La risposta deve per forza essere brevemente articolata, visto che, pur nella felice assenza di asterischi, <a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/">il sito principale</a> di promozione dell&#8217;evento abbonda di semplicistica retorica sul &#8220;corpo delle donne&#8221; e sulla ferita femminilità italica.</p>
<p>Il motivo per cui apprezzo la manifestazione è che vado oltre il campanilismo di genere tanto pubblicizzato e utilizzato come <em>refrain </em>in questi giorni. Cerco di individuare il motivo primo di sdegno che, appuntandosi ora sul &#8220;corpo delle donne&#8221;, vuole realmente significare il corpo di ogni individuo libero della nostra odierna società occidentale.</p>
<p>Per semplificare: il problema non è come Berlusconi e la sua cricca abbiano trattato delle donne, ma come abbiano trattato degli esseri umani. Il problema è quello dell&#8217;auto-percezione: quando si arriva a pensare di poter comprare la volontà e il corpo degli altri, siano essi uomini o donne o &#8220;Uomini e donne&#8221;, si torna improvvisamente a un modo di intendere i rapporti sociali pre-moderno e tutta l&#8217;evoluzione storica e i secoli di lotta per l&#8217;emancipazione non solo femminile, ma interamente sociale, estesa a ogni classe sociale, a ogni razza e a ogni inclinazione sessuale (quando la Tommasi racconta di come volevano che si trovasse una &#8220;compagna di giochi&#8221;, per provare maggiore eccitazione, ci mostra anche lo svilimento e la banalizzazione di un mondo molto complesso come quello dell&#8217;identità sessuale), vengono all&#8217;improvviso dissipati dall&#8217;arroganza e dall&#8217;autocompiacimento.</p>
<p>Il modo in cui Berlusconi e la sua cricca hanno trattato delle donne è lo stesso con cui hanno trattato non solo degli uomini, ma persino degli uomini politici, la cui capacità di azione politica autonoma dovrebbe quantomeno essere maggiore di quella reperibile in un senatore dell&#8217;epoca di Tiberio, mentre a chiunque navighi un tantino in rete appare evidente il parallelo storico che viene sfruttato, purtroppo correttamente, da mille blogger e giornalisti.<a class="lightbox" title="Antichi schiavi" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=4877"><img class="alignright size-full wp-image-4877" title="Antichi schiavi" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/02/Antichi-schiavi.jpg" alt="" width="240" height="190" /></a></p>
<p>Ecco perché il 13 è giusto manifestare. Per additare alla pubblica opinione il mostruoso errore in cui incorre chiunque pensi che, al giorno d&#8217;oggi, avendo i soldi e partendo da una posizione di potere, si possa trattare un altro essere umano nel modo in cui un ricco <em>pater familias </em>dell&#8217;antica Roma trattava i suoi innumerevoli <em>clientes </em>poveri o, peggio ancora, i propri schiavi.</p>
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		<title>Racconti della battaglia: scrivere il 14 Dicembre</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jan 2011 15:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Severino Antonelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[14 Dicembre 2010]]></category>
		<category><![CDATA[DDL Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[proteste studentesche]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro 14 dicembre: una poesia e alcuni racconti dalla piazza in fiamme.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px} p.p3 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica} p.p4 {margin: 0.0px 0.0px 12.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 16.0px; font: 13.0px 'Lucida Grande'; color: #333233} p.p5 {margin: 0.0px 0.0px 12.0px 0.0px; text-align: justify; line-height: 16.0px; font: 12.0px Helvetica; color: #333233} p.p6 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 16.0px; font: 12.0px Verdana; color: #333233} p.p7 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 16.0px; font: 12.0px Verdana; color: #333233; min-height: 15.0px} p.p8 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 16.0px; font: 12.0px Helvetica; color: #333233} span.s1 {letter-spacing: 0.0px} span.s2 {text-decoration: underline ; letter-spacing: 0.0px color: #001ba6} span.s3 {font: 13.0px 'Lucida Grande'; text-decoration: underline ; letter-spacing: 0.0px color: #001ba6} --><br />
<a class="lightbox" title="14_dicembre_scontri_roma_polizia_manifestanti_fotogramma_02" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=4243"><img class="alignleft size-full wp-image-4243" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/01/14_dicembre_scontri_roma_polizia_manifestanti_fotogramma_02-e1294406270559.jpg" alt="" width="600" height="375" /></a>Le settimane passate sono state il teatro di prova di qualcosa che ancora non si riesce bene a delineare. Per noi studenti c’è stata l’occasione di essere attaccati, offesi, elogiati, incoraggiati e ignorati. Le manifestazioni che hanno accompagnato fino all’approvazione la legge Gelmini e tutte le polemiche ad esse connesse forse, ora, finalmente, si possono cominciare a considerare da una distanza più oggettiva; critica, se vogliamo.</p>
<p>In questo articolo si cercherà di tornare indietro di e mostrare come la giornata del 14 dicembre non sia stata raccontata e commentata solo attraverso cronache ed editoriali. Già nei giorni immediatamente successivi agli scontri di Piazza del Popolo, all’interno dei blog sono apparsi post nati per raccontare quello che era successo adottando una prospettiva più letteraria che cronachistica.</p>
<p>Cercando di eliminare <em>a priori</em> una prevedibile polemica su un qualsivoglia invito alla violenza organizzata suggerito da questi testi, comprensibile ma non importante per il tipo di analisi che si vuole proporre, rimane da dire che la potenza delle opere in questione non è tanto nella loro qualità letteraria, che può anzi a tratti risultare fiaccata dall’intrinseca debolezza dei testi d’occasione e estemporanei ( e per questo, più deboli nel persuadere alla violenza, al contrario di testi ben più complessi e, a mio avviso, più pericolosi come il romanzo <a href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/3518_nessun_dolore_il_romanzo_di_ca_di_tullio.html"><strong><em>Nessun dolore</em></strong></a> di <strong>Domenico di Tullio</strong>), ma nell’idea che un evento del genere possa aver fatto scatuire dalla mente di qualcuno un testo letterario, addirittura poetico, come quello di <strong>Chistian Raimo</strong>, scrittore e consulente editoriale, pubblicato sul blog della casa editrice romana minimum fax, <strong>minima &amp; moralia</strong>:</p>
<p><strong><em>Piazza del Popolo</em></strong></p>
<p>Il potere ai giovani vecchi! Sono nato tra quei ragazzi allampanati, secchi<br />
i cui insegnanti di filosofia al liceo<br />
leggevano <a href="http://www.corriere.it/speciali/pasolini/poesia.html">la poesia di Pasolini</a> a Valle Giulia invece di spiegarci Vico<br />
– non l’avevano studiato neanche loro.<br />
Io ho imparato la lezione a tempo proprio:<br />
“poliziotti affamati contro i capelloni figli di papà”<br />
è la storia su cui ho fatto la maturità, prendendo dieci.<br />
E coltivando uno strano vuoto nello stomaco:<br />
quando arriva il rito per diventare adulti?,<br />
domandavo, c’è da uccidere qualcuno?<br />
un padre? un vitellino? non si tratta di perdersi nel bosco?<br />
È come se l’avessi già passato, hanno risposto. Sei un ragazzo intelligente.<br />
Non ti serve niente. Ma impara che studiare è ciò che serve nella vita.<br />
E la violenza è da stigmatizzare, sempre, mi hanno detto.<br />
Poi chiudevano la porta, mi mandavano a letto,<br />
e affilavano il coltello della pace.<br />
Ho delle carenze, certo, come tutti. Non ho imparato molto su lavori manuali:<br />
forbici, pugnali, non so costruire né molotov né croci.<br />
Non so che guancia porgere né come tendere un agguato.<br />
Ma ogni volta che qualcuno spacca una vetrina,<br />
ho un riflesso incondizionato, che chiamo:<br />
la Cultura, il Giornalismo, lo Sdegno organizzato.<br />
È la Cura e ha funzionato,<br />
vedo un bancomat spaccato, metto mano alla mia penna, e scrivo un bel commento<br />
sul mio twitter, rapido e indignato. Scatto foto. So fare da padre senza i figli.<br />
Da pompiere senza incendio. E da paciere<br />
senza che nessuno dei miei amici provi disaccordo, mai.</p>
<div id="attachment_4262" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a class="lightbox" title="Caravaggio_-_La_conversione_di_San_Paolo" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=4262"><img class="size-full wp-image-4262 " src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/01/Caravaggio_-_La_conversione_di_San_Paolo-e1294407302684.jpg" alt="La &quot;Conversione di San Paolo&quot; di Caravaggio" width="240" height="319" /></a><p class="wp-caption-text">La &quot;Conversione di San Paolo&quot; di Caravaggio</p></div>
<p>Per questo l’altro giorno a Via del Corso,<br />
ho provato a fare quel che dice Pasolini,<br />
avevo fiori a mucchi da donare ai poliziotti.<br />
Ma se mi avvicinavo, ero trattato<br />
come faccio io coi bengalesi al ristorante.<br />
Fingevano di parlare al cellulare, mi urlavano:<br />
“Telare, cicciobello, o ti regalo un manganello”.<br />
È stato allora che il narcisismo ha preso il sopravvento.<br />
E ho provato a attirare l’attenzione facendo il quindicenne che non sono,<br />
Ho dato fuoco a tutto: alla chiesa del Bernini, alla Madonna,<br />
alla Conversione di San Paolo, a San Pietro Crocifisso a testa in giù,<br />
agli affreschi, all’Assunzione, agli alberi del Pincio,<br />
ai caffè della ‘ndrangheta sui lati, alla fontana,<br />
all’obelisco, ai leoni che non si guardano tra loro, alle torri,<br />
ai campanili, alle volanti, ai camioncini,<br />
ai capelli del rastone che mi ballava accanto,<br />
al mio corpo ingrassato e deperito<br />
dalla cima del berretto alle scarpe da coatto.<br />
Non era questione di politica, lo giuro,<br />
è che volevo solamente rimanere per un giorno<br />
senza voce, evitare un’altra cena<br />
a analizzare come è andata la protesta,<br />
se si forma un’alleanza condivisa<br />
in nome della legge elettorale,<br />
o scopare senza fiato la ragazza sul divano<br />
dopo aver guardato Report una domenica invernale.</p>
<p><a class="lightbox" title="vallegiulia001" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=4260"><img class="alignright size-full wp-image-4260" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/01/vallegiulia0016-e1294407108255.jpg" alt="" width="400" height="226" /></a>Rimangono poi testi più vicini alle <em>chanson de geste</em>, pubblicati su <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2010_12.html"><strong>Carmilla online</strong></a>, blog che annovera tra i suoi redattori <strong>Valerio Evangelisti</strong> e <strong>Giuseppe Genna</strong>, e che attraverso il ricorso all’anonimato, riportano la testimonianza di alcuni partecipanti alla fatidica manifestazione, nonché un intervento di <strong>Paola De Luca</strong> che si conclude così:</p>
<p>“ [...]Non ci mettiamo a recriminare o a trovare ragioni sociologiche da una parte e dall&#8217;altra.</p>
<p>Per una volta, ammiriamo l&#8217;estetica.”</p>
<p>Per chiudere, si potrebbe far notare che artisti che prendono spunto da fatti di cronaca per le loro creazioni ce ne sono stati a bizzeffe, ora più e ora meno. Sarebbe impossibile qui elencare tutti le influenze che i movimenti di protesta studenteschi e sociali hanno avuto sulle arti ma, sperando di non sbagliarmi, il momento più simile della nostra storia nazionale è quello delle<strong> giornate di luglio del 2001 di Genova</strong>, teatro della morte di <strong>Carlo Giuliani</strong> e dell’inizio della fine dei movimenti antiglobalitari. In ambito musicale, penso a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KbfIscqYKOE"><strong><em>Piazza Alimonda</em></strong></a> di <strong>Francesco Guccini</strong> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=aOdwsxgaTv0"><strong><em>Dall’ultima galleria</em></strong></a> di <strong>Alessio Lega</strong> ( qui nella versione live con gli Yo Yo Mundi). Addirittura nel 2006 fu indetto un concorso letterario chiamato<a href="http://www.resistenze.org/sito/se/li/seli7g03.htm"> <strong>“Genova 2001: io non dimentico”</strong>.</a></p>
<p>Ancora è presto per dire se quella del 14 dicembre diverrà una giornata simbolo della ( mi permetto di chiamarla così) nostra protesta, se anche questa  volta non si ricadrà nel dimenticatoio delle proteste morte sul fare del nuovo anno: la risposta certamente spetta al nostro impegno e alla nostra costanza. Per adesso siamo già, volenti e nolenti,  e forse solo per poco, personaggi di una nostra piccola saga.</p>
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		<title>Cossiga dall’inferno</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 20:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Poroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Goliardica]]></category>
		<category><![CDATA[Provocazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[DDL Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettera esclusiva di Cossiga al Giornale, direttamente da laggiù]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="Camionetta" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=3872"></a><a class="lightbox" title="Camionetta bruciata" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=3872"><img class="alignleft size-medium wp-image-3872" title="Camionetta bruciata" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/12/61-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Qua non mi posso lamentare. Sì fa caldo, è vero, ma vuoi mettere con il gelo di questi giorni; ero vecchio, sto meglio qua. Ogni tanto qualche diavolo ti punzecchia col forcone, altre volte ti fanno fare il bagnetto nella lava. «È per igiene» dicono. Non che ci creda poi tanto. Però abbiamo i nostri passatempi: il ping pong, il maxischermo e il satellite, la play. Cioè davvero non è malaccio. Ora non so cosa si provi sotto la luce divina, sicuramente sul maxischermo non vedi un cazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri mi sono seguito gli scontri su SkyTG 24. Belli. Molto belli. Ho provato un po&#8217; di malinconia per quei tempi in cui facevo massacrare gli studenti a suon di manganellate. Malinconia perché sentivi il potere fluire nel sangue. Darth Vader qua accanto mi suggerisce «Lato oscuro della forza», ma mi permetto di dissentire: era qualcosa di più. Lui ha sempre soppresso le rivolte alla nascita, poi cosa succede? Che le persone parteggiano per quelle testine di cazzo degli Jedi e per quel frocetto di Luke Skywalker. Le rivolte non vanno represse, non subito. Le rivolte vanno fatte fluire, stuzzicate, fomentate. Non parlo per forza di infiltrati, gli infiltrati non bastano. Parlo di percezione. Le persone devono sentirsi costrette, soffocate, non libere. Devi bloccare le via e farle comprimere là. E qualcuno lancerà il primo sasso, e qualcun altro il secondo, e via con la sassaiola. Cosa fa la polizia? Carica, semplice. Ma non carica per far finire la sassaiola. Carica per riceverne una più grande, e poi un&#8217;altra ancora, e poi le bombe carta e i furgoni incendiati. E là è bellissimo: in quel momento tu hai il potere di fare il cazzo che ti pare. Hai il potere di manganellare e portare via: perché l&#8217;opinione pubblica è con te. Hai il potere di far entrare in una piazza stracolma di persone delle camionette a tutta velocità: perché l&#8217;opinione pubblica è con te. Puoi veramente fare il cazzo che ti pare: perché l&#8217;opinione pubblica è con te. Il trucco non è sedare, il trucco è dare l&#8217;impressione di potere a chi ti sta di fronte. Farglielo annusare: sa di cherosene, ha il suono della vetrina sfasciata, brilla come un furgone in fiamme. Bello vero? Il potere della piazza, della gente. Creato ad arte, pallida ricostruzione storica di rivoluzioni che avevano altra natura. Mi fomento quanto uno studente quando vedo una camionetta bruciata: lui in quella vede il popolo che si ribella, io in quella vedo un aumento di potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trucco è mettere la violenza contro la violenza. Puoi giustificare tutto, puoi mettere tutto sullo stesso piano, poliziotti, rivoltanti, persone, istituzioni; assottigliare le differenze tra buoni e cattivi: nessun buono, nessun cattivo. Una guerra civile. Una finta guerra civile, perché la situazione non è difficile tenerla sotto controllo. I rivoltanti meno convinti si stancano, quelli più convinti si arrestano. Le persone si mettono paura e ti votano, le istituzioni si rafforzano. Darth Vader, che dirti? Non ci hai capito un cazzo. Dovevi essere più cattivo, ma esserlo in maniera meno evidente. Sì lo so, la colpa è di George Lucas, idealista del cazzo.</p>
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		<title>Il corteo romano del 30/11/2010 (con video originali)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 21:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca Universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
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		<category><![CDATA[studenti]]></category>

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		<description><![CDATA[La cronaca della manifestazione odierna, via per via, momento per momento, con video originali degli scontri avvenuti in via del Corso.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float: left; margin-right: 10px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="300" height="180" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gkN2NMdLwOE?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="300" height="180" src="http://www.youtube.com/v/gkN2NMdLwOE?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, 30 novembre, è stata la giornata della manifestazione studentesca in concomitanza con la discussione alla Camera del DDL Gelmini. Il corteo principale, partito alle nove a mezza da piazzale Aldo Moro, era composto da decine di migliaia di studenti universitari e delle scuole superiori. Durante il tragitto, attraverso stazione Termini e via Cavour, il corteo si è ingrossato grazie all&#8217;afflusso di altri spezzoni partiti da altri luoghi della capitale.<br />
Il corteo, spostandosi poi lungo via dei Fori Imperiali, ha raggiunto piazza Venezia; da lì, largo di Torre Argentina e nelle vie interne, passando accanto al Pantheon, in direzione della Camera dei deputati. L&#8217;acceso a piazza di Montecitorio è stato impedito da un folto schieramento di forze dell&#8217;ordine che, presidiando tutti gli accessi alla piazza grazie all&#8217;ausilio di camionette blindate, ha bloccato i manifestanti.</p>
<p style="float: right;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="300" height="180" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dnyvettlRLc?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="300" height="180" src="http://www.youtube.com/v/dnyvettlRLc?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Gli studenti in protesta hanno reagito con un fitto lancio di ortaggi, carta igienica e fumogeni ma, dopo aver richiesto invano alla polizia di poter accedere alla piazza, hanno dovuto far dietrofront per poi ricompattarsi a largo Argentina. Da lì il corteo, muovendosi lungo corso Vittorio Emanuele, passando quindi sul Lungotevere e attraversando via di Ripetta, ha tentato una manovra di aggiramento cercando una via di accesso alla piazza negata. Entrati in via del Corso però, i manifestanti hanno incontrato, all&#8217;altezza di via delle Viti, un ennesimo blocco di polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno allora tentato di forzare lo sbarramento, avanzando compatti difesi dagli scudi-libro. Al tentativo di ribaltare una delle camionette che bloccava la strada, la polizia ha risposto con un lancio di fumogeni ed effettuando un paio di cariche. Gli studenti hanno allora desistito e, dopo aver transitato da piazza del Popolo, si sono diretti alla stazione Termini, dove hanno bloccato i binari dei treni prima di far ritorno alla città universitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3589" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/il-corteo-romano-del-30112010/ante30/"><img class="aligncenter size-large wp-image-3589" title="ante30" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/ante30-1024x462.jpg" alt="" width="1024" height="462" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Servizio a cura di Mauro Genovese, Michelangelo Pecoraro, Fabio Poroli</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ancora a Montecitorio</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 17:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca Universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[DDL Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Montecitorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto della seconda manifestazione romana contro l'approvazione del DDL Gelmini. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3435" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/striscion/"></a><a rel="attachment wp-att-3435" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/striscion/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3435" title="striscion" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/striscion-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La giornata degli studenti in protesta comincia presto, alla Sapienza. Molti sono rimasti, questa notte, nelle Facoltà occupate; chi ha dormito tre ore, chi non ha proprio dormito. I volti sono affaticati ma entusiasti. Per i corridoi si sentono echeggiare i primi cori: &#8220;il Senato è solo l&#8217;inizio&#8221; e &#8220;questa riforma non passerà&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un breve passaggio nelle aule in cui si sta facendo lezione e, verso le 10:00, inizia l&#8217;assembramento in piazzale Aldo Moro, di fronte alla città universitaria. Il numero di studenti è scarsino, probabilmente non arriva al migliaio, ma un po&#8217; per la trionfale giornata di ieri, un po&#8217; per la musica che cadenza i passi gli studenti si muovono decisi. Nel frattempo, di fronte a Montecitorio, cominciano ad arrivare i primi studenti per il sit-in.</p>
<p style="text-align: justify;">A Castro Pretorio il corteo scende nella metropolitana, con la quale, al grido &#8220;noi la metro non la paghiamo&#8221;, arriva sino a Colosseo. Da Colosseo si procede, tra gli sguardi dei turisti e dei carabinieri che sorvegliano ogni spostamento, verso Montecitorio.<a rel="attachment wp-att-3434" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/dsc03387/"><img class="alignright size-medium wp-image-3434" title="DSC03387" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/DSC03387-225x300.jpg" alt="" width="135" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arrivo a Montecitorio è festoso: applausi e grida da parte degli studenti che già si trovano là, seguiti da alcuni comizi megafonati di fronte alle decine di giornalisti presenti. Il corteo, dopo una breve pausa di fronte al palazzo dentro cui si sta discutendo il DDL, riprende in direzione Piazza del Popolo, ingrossato dai presenti al sit-in. Nel frattempo, alla Camera, la Gelmini vota a favore di un emendamento, insieme all&#8217;opposizione. Lapsus freudiano?</p>
<p style="text-align: justify;">Il corteo prosegue, nonostante la pioggia che inizia a cadere intorno all&#8217;una e trenta, per le vie del centro: via Condotti, via del Corso. I cori intonati sono i classici &#8220;la gente come noi non molla mai&#8221; e &#8220;noi la crisi non la paghiamo&#8221;. Iniziano ad apparire ombrelli, ma quasi nessuno defeziona, anzi in via del Corso, complici i turisti e la gente in giro per lo shopping, il corteo sembra apparire più maestoso e deciso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3433" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/dsc03425-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3433" title="DSC03425" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/DSC034251-300x225.jpg" alt="" width="180" height="135" /></a>Giunti alla fine, verso le 14:20, i manifestanti tornano sui propri passi e, dopo aver percorso via dei Fori Imperiali, tornano davanti al Colosseo. Qua, dopo un rapido blitz, alcuni manifestanti espongono uno striscione con la scritta &#8220;nessun profitto sulla nostra pelle&#8221;, parte il coro &#8220;siamo noi, siamo noi, oggi i leoni siamo noi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corteo termina e i manifestanti tornano, sempre in metropolitana, alla città universitaria. L&#8217;approvazione del DDL è stata spostata a martedì, dopo la sconfitta del Governo in aula e i bisticci interni alla maggioranza. Altro tempo a disposizione di opposizione sociale e parlamentare per confrontarsi su una riforma sempre più appesa a un filo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3432" href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/ancora-a-montecitorio/scudi/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3432" title="Scudi" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/Scudi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Corteo e sit-in anti-DDL Gelmini</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 15:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca Universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[corteo]]></category>
		<category><![CDATA[DDL Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sit-in]]></category>

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		<description><![CDATA[Cronaca del corteo e del sit-in di protesta contro l'approvazione del DDL Gelmini.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/11/corteo-e-sit-in-anti-ddl-gelmini/flash-mob/" rel="attachment wp-att-3396"><img class="alignleft size-full wp-image-3396" title="Flash mob" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/Flash-mob.jpg" alt="" width="397" height="179" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Piazza di Montecitorio non è riuscita a contenere tutti i partecipanti al presidio contro il DDL Gelmini: sono state numerosissime le persone che stamattina hanno manifestato il loro dissenso alla riforma in discussione alla Camera.</p>
<p style="text-align: justify;">Le bandiere presenti erano quelle della CGIL &#8211; Federazione Lavoratori della Conoscenza, Unione sindacale di base, Unione degli universitari, Rete universitaria nazionale, Studenti democratici, Gioventù attiva. Ma la presenza più consistente è stata quella degli studenti e dei ricercatori, che da sempre difendono la natura spontanea della propria mobilitazione, lontana da sindacati e partiti.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi a riempire la piazza sono stati gli studenti del liceo Montale di Roma, che hanno dato vita ad un <em>flash mob</em> in cui si è rappresentato lo stato di prigionia e morte imminente della scuola pubblica. A centinaia si sono poi spostati poi verso viale Trastevere, per dare man forte ad un altro presidio. Nel frattempo piazza di Montecitorio si è riempita di universitari, fino all’arrivo del corteo partito da piazzale Aldo Moro. Gli studenti universitari hanno affollato per circa un’ora le strade tra via del Corso e il Pantheon. Poi sono ripartiti in corteo per le vie del centro. Qualche tensione tra un gruppo di manifestanti e le forze dell&#8217;ordine, scaturita da un tentativo di accedere al Senato e condita un lancio di uova.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla testa del corteo una enorme pacchetto di sigarette recava la scritta “DDL GELMINI. Nuoce gravemente a te e chi ti sta intorno”. Ma per i manifestanti non è solo una questione di istruzione e università. Al grido di “dimissioni, dimissioni”, gli studenti interpretano lo stato di profonda crisi della  politica italiana e del governo <em>in primis</em>: i tagli alla ricerca e alla scuola pubblica di un sistema educativo che sembra puntare sempre più alla privatizzazione rappresentano uno dei numerosi punti di non ritorno a cui si è giunti, guidati da una classe politica che non pare avere seri progetti a lungo termine e che pare sempre più disinteressata al governare e maggiormente attenta a non destabilizzare l&#8217;equilibrio dei poteri.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-3405" title="DSC03372" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/11/DSC03372-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Così i giovani che sfilano criticano consapevolmente tutte le falle del sistema Italia. Aspettando l’esito della discussione alla Camera (oltre 400 gli emendamenti da votare), la mobilitazione si dà come prossimo importante appuntamento la manifestazione di sabato 27 novembre organizzata dalla CGIL e che coinvolgerà giovani e lavoratori.</p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
</em></p>
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		<title>Le proteste, i tagli e il DDL Gelmini</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 09:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[assemblee]]></category>
		<category><![CDATA[DDL Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste]]></category>

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		<description><![CDATA[Analisi del DDL Gelmini e delle proteste di questo periodo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2600" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/10/DSC03399.jpg"><img class="size-medium wp-image-2600" title="DSC03399" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/10/DSC03399-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">8 ottobre, corteo degli universitari - Foto di G. Benzi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pochi giorni fa, partecipando all&#8217;<strong>assemblea</strong> tenuta nell&#8217;aula I di Lettere alla Sapienza, mi è capitato di sentire una frase pronunciata al microfono da uno dei &#8220;moderatori&#8221;: «questo non è un dibattito». Forse non volendo, il moderatore ha esplicitato, in un momento di concitazione, una lampante verità: non sono assemblee destinate ad un dibattito, pur se aspro, bensì palchi da cui informare coscienze e (a seconda delle intenzioni) trarre a sé il maggior numero di nuovi adepti. Scopi, beninteso, perfettamente leciti, ma che almeno non si cada nella tentazione di spacciare queste adunate per dialoghi o discussioni in cui, alla fine, possa prevalere una posizione o un&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe anche dire (come qualcuno ha fatto in assemblea) che i toni usati siano un po&#8217; troppo &#8220;retorici&#8221; o &#8220;demagogici&#8221;, ma non sono accuse che condivido del tutto: il fascino del palco e del discorso rivolto ad un gran numero di persone è anche questo, poter essere affascinati dalla parola alata di qualcuno, quindi quando ascolto una persona coinvolgente non disprezzo impennate retoriche, purché siano accompagnate da una perlomeno discreta conoscenza dell&#8217;italiano. Inoltre, a seconda dei punti di vista, non è tanto errato dire che «si combatte una battaglia per la libertà».</p>
<p style="text-align: justify;">Devo ammirare il coraggio di quanti, nonostante il sistematico linciaggio seguente, si sono recati sul palco per esprimere <strong>posizioni contrastanti</strong> quelle addotte dai moderatori e da esponenti di gruppi organizzati. Ovviamente il pericolo sempre in agguato è quello di trasformare il proprio intervento in un&#8217;inutile invettiva ed è rarissimo, anche e soprattutto per l&#8217;accoglienza riservata a questo tipo di interventi, che l&#8217;oratore riesca a mantenere a dritta la barra del timone, ma se quelle persone sono state là a sorbirsi la solita salsa d&#8217;assemblea e sono addirittura salite sul palchetto a parlare è solo ed esclusivamente perché sanno che il momento storico impone partecipazione alle proteste e un &#8220;no&#8221; chiaro a dei modelli che si cerca di importare in modo errato ed erratico.</p>
<div id="attachment_2601" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/10/DSC03415.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2601" title="DSC03415" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/10/DSC03415-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">8 ottobre, studenti medi ed universitari di fronte al Ministero dell&#39;Istruzione - Foto G. Benzi</p></div>
<p style="text-align: justify;">La sensazione di amarezza dovuta alle assemblee si è acuita oggi, alla grande <strong>manifestazione</strong> tenutasi a Roma e terminata davanti al Ministero dell&#8217;Istruzione. Circa 20.000 studenti presenti ma, in quanto ad argomentazioni, debbo (ahimé!) dire che la <strong>Gelmini</strong> non ha tutti i torti quando dichiara «la protesta di oggi però mi pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo <em>status quo</em>, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento». Praticamente una sequenza continua di improperi, al punto che ha dovuto intervenire uno degli organizzatori, al microfono, richiamando i compagni: «cerchiamo di fare interventi seri, non siamo venuti fin qui solo per fare caciara, ma per addurre ragioni». Anche in questo caso, come per le assemblee, peccato: molte persone giunte cariche di buona volontà si sono rese conto della scarsa utilità di iniziative del genere e dello scarso approfondimento offerto riguardo alle tematiche della protesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciandoci alle spalle la trattazione sul <em>modus operandi </em>(che di questo si tratta, ma ogni precisazione viene vista e vissuta come un attacco <em>ad personam </em>e le critiche interne vengono scriteriatamente inibite, mentre è solo con esse che si possono comprendere ed emendare gli errori del passato) veniamo ai contenuti. La <strong>critica generale</strong> mossa contro questo Governo per l&#8217;attacco che porta alla cultura è inconfutabile: dichiarazioni quotidiane arroganti e vergognose (ripensate al famoso <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ymjy1tG_5g8&amp;feature=related">delirio di Brunetta</a>, solo per fare un esempio), sparate ridicole e ridicolizzanti (la Gelmini, ultimamente, ha intensificato il fuoco) e, soprattutto, una costante e chiara diminuzione dei fondi (enti teatrali, lirici, la scuola, l&#8217;università, il cinema, etc.) che soltanto la sfacciataggine berlusconiana ha ancora il coraggio di negare; neanche i Ministri ci provano più.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.3333px;">Ciò che vorrei analizzare, però, è proprio il tanto contestato DDL Gelmini sull&#8217;università. Per facilitare la discussione e per evitare lunghe e magari infruttuose ricerche, abbiamo pubblicato <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/10/testo-integrale-ddl-gelmini/">il testo</a> che sarà proposto al dibattito parlamentare tra qualche giorno (si vocifera durante questo o, più probabilmente, il prossimo fine settimana). Ciò che vorrei tentare è <strong>un&#8217;analisi non pregiudiziale del DDL</strong>, evidenziando quindi sia gli aspetti negativi che quelli positivi e lasciando aperto il giudizio su alcune disposizioni. </span></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dal massimo rappresentante delle università, cioè <strong>il Rettore</strong>. Una delle novità presenti nel DDL è la durata massima della carica: due mandati da quattro anni o un mandato unico da sei anni. Alcuni obiettano che nel proprio ateneo già esistono regole simili: estendere a tutti gli atenei una buona regola mi sembra una scelta giusta, onde evitare il ripetersi di mandati ventennali. Opinabile è l&#8217;aumento del potere effettivo del Rettore: come in ogni caso di carica che ha maggiori poteri, ci saranno maggiori rischi e maggiori possibilità, a seconda delle capacità e della bontà dei futuri Rettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo alla  <strong>rappresentanza studentesca</strong>. Il DDL viene criticato perché toglierebbe diritti di rappresentanza agli studenti. Questa prospettiva è niente più che un timore infondato: all&#8217;interno del DDL si ribadisce in più sezioni (in particolare nel par. 2) la continuità della presenza studentesca all&#8217;interno di ogni organo universitario. Di più: si creerà «in ciascun dipartimento [...] <span style="font-size: 13.3333px;">una commissione paritetica docenti-studenti, competente a svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa e della qualità della didattica» (par. 2 comma <em>g</em>), commissioni che non vediamo l&#8217;ora di vedere all&#8217;opera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.3333px;">Veniamo alla <strong>struttura degli atenei</strong>. Come ho <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/04/la-riforma-dei-dipartimenti/">già spiegato in un articolo</a>, tempo fa, il tanto vituperato <strong>accorpamento dei Dipartimenti</strong> è solo una buona occasione che rischia di andar sprecata. L&#8217;accorpamento farà risparmiare soldi (meno centri di spesa e decisione, meno Dipartimenti fantasma) ed è su base numerica (minimo 35 docenti in università piccole, 45 nelle grandi), e ci mancherebbe altro: torneremmo al Minculpop, se dal Ministero giungessero anche indicazioni sui contenuti da inserire in ciascun Dipartimento, materia di cui dovrebbero (di nuovo ahimé!) discettare saggiamente i docenti. Aggiungiamo la saggia scelta di un <strong>tetto al numero di Facoltà</strong> per ogni ateneo; scelta che alla Sapienza sta dando i suoi frutti in anticipo, per via del nuovo Statuto di Frati, e grazie alla quale le Facoltà umanistiche stanno finalmente tornando insieme dopo un&#8217;insensata e lunga separazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.3333px;">Un&#8217;indicazione demagogica e sostanzialmente inutile è quella del <strong>codice etico </strong>di cui dovrebbero dotarsi le università: molte già lo adottano, ma ciò non ha impedito il verificarsi di eventi contrari all&#8217;etica codificata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.3333px;">Uno dei problemi maggiori riguarda <strong>i ricercatori</strong>. Innanzitutto c&#8217;è da dire che, effettivamente, l&#8217;attuale Governo eredita una situazione tutt&#8217;altro che semplice: nei precedenti decenni c&#8217;è stato un boom di assunzioni, finanziate da Governi che non avevano come hobby quello di tenere a bada i conti. In tempi di crisi, gli errori del passato si ripresentano puntualmente. Posta questa premessa, va detto che i problemi principali non vengono dalla riforma, ma dai tagli: la Gelmini sarebbe contentissima di poter inserire nel DDL una norma per regolarizzare tutti i precari a partire dal prossimo anno, se non lo fa è esclusivamente per via dei tagli imposti da Tremonti. </span><span style="font-size: 13.3333px;">Dal punto di vista legislativo, la riforma introduce l&#8217;elemento della <strong>valutazione per l&#8217;accesso alla carica di docente</strong>: sarà possibile ricoprire il ruolo di ricercatore solo per tre anni, prorogabili fino a sei, poi ci sarà l&#8217;accesso alla carica di professore o il nulla. Da molte parti questa scelta viene vista come l&#8217;introduzione del precariato nelle università, ma sarebbe ipocrita negare l&#8217;esistenza di molteplici persone, non inquadrate in nessun ruolo, gravitanti attorno all&#8217;orbita dei professori più importanti; a me piace sapere che non esisterà più il &#8220;ricercatore fisso&#8221;: vedere ricercatori sessantenni è ridicolo, frustrante per loro e svilente per la carica che ricoprono. La qualifica avrebbe avuto un senso nel caso in cui fosse stata una carriera completamente diversa da quella del docente, ma chiamare &#8220;ricercatore&#8221; il primo gradino del <em>cursus </em>per giungere ad una cattedra è sbagliato sia perché così non viene riconosciuto loro l&#8217;aspetto didattico, sia perché così sembra che, invece, i professori non facciano più ricerca.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.3333px;">La tanto sbandierata <strong>meritocrazia</strong>, oggetto di infinite dispute, ha concretamente condotto a due decisioni, una potenzialmente giusta e una sicuramente sbagliata: la verifica triennale per gli scatti stipendiali e il &#8220;fondo per il merito&#8221;. La <strong>verifica per gli scatti stipendiali</strong> cerca di risolvere un problema che affligge l&#8217;intero comparto dell&#8217;istruzione <em>ab aeterno</em>: la fondamentale gerontocrazia del sistema; più anni uguale maggior potere e controllo sugli insegnamenti, che tradotto in linguaggio moderno diviene (anche) più anni uguale più soldi. Pur essendo un&#8217;idea non negativa, bisognerà vedere come e se verrà messa in pratica. Il <strong>&#8220;fondo per il merito&#8221;</strong>, di cui <a href="http://www.letterefilosofia.it/2010/07/cosi-il-merito-distrugge-luguaglianza/">ho già elencato i vizi</a>, non è solo l&#8217;ennesima trovata pubblicitaria governativa, ma mina profondamente la possibilità di accesso all&#8217;istruzione superiore teoricamente garantita dalla Costituzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13.3333px;"> </span></p>
<div id="attachment_2602" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/10/DSC03422.jpg"><img class="size-medium wp-image-2602" title="DSC03422" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2010/10/DSC03422-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Aerei di carta simbolicamente lanciati contro il Ministero - Foto G. Benzi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;analisi, pur non troppo puntigliosa, potrebbe essere tuttavia alla base di una discussione più approfondita, qualora si sentisse il bisogno di farla; ma le chiusure dettate da motivazioni politiche e la miopia dettata da atteggiamenti estremistici riducono all&#8217;osso la possibilità di una critica costruttiva riguardo ad una riforma che, volenti o nolenti, plasmerà il sistema universitario dei prossimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">
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