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	<title>Il Giornale di Letterefilosofia.it &#187; OOO</title>
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		<title>OOO &#8211; Rossini</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 09:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'ostica ostrica Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[OOO]]></category>
		<category><![CDATA[Rossini]]></category>

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		<description><![CDATA[Umilissimamente qui si cerca di dire due minchiate su Rossini. Ci ascoltiamo pure due pezzetti, già che ci siamo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Il solito preambolo</h2>
<p>Miei cari amici, fratelli, commilitoni&#8230; eccovi di nuovo nell&#8217;antro della mia sibillica e nonciclopedica rubrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Visto che da quest&#8217;oggi si comincia a fare sul serio, vi risparmierò un&#8217;introduzione futile, poiché non farebbe altro che togliere tempo prezioso allo scopo che mi sono prefissato di ottenere con questa rubrica: sottrarvi tempo prezioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Comincio subito, quindi, a sottrarvi il tempo prezioso che altrimenti potreste utilizzare studiando, guardando un bel film, mangiando, riordinando la stanza, facendo la spesa, facendo attività fisica (facendo all&#8217;amore?) o leggendo qualcosa di veramente divertente o narrativamente interessante, come un bel Čechov.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà potreste anche compiere due delle precedenti attività contemporaneamente. Per esempio potreste leggere Čechov facendo all&#8217;amore. Non ci credete? Ve lo giuro, è un&#8217;attività fantastica. Ve la consiglio, come prima lettura di Čechov: vi rimarrà impresso al punto di diventare uno dei vostri autori preferiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai alla rubrica sull&#8217;Opera proprio durante una di queste letture, allorché mi capitò sott&#8217;occhio (le mani erano occupate) questa stupenda frase del grande drammaturgo: «è arduo andare a caccia dell&#8217;umorismo. Vi sono giorni in cui si va alla ricerca delle facezie e se ne creano alcune di una banalità nauseante. Allora, volente o nolente, si passa nel campo della serietà.»</p>
<p style="text-align: justify;">Mi fermai stupefatto, a bocca aperta. Lei non ne fu molto contenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;oggi, per farvela breve, si tratta uno dei più grandi compositori italici: Giovacchino Antonio Rossini. Capirete tutti il perché egli preferisse firmarsi semplicemente &#8220;G. Rossini&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">La vita</span></p>
<p>Nato a Pesaro nel 1792. E fino a qui nulla di eccezionale. Ma solo fino a qui.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;età di quattordici (quattordici!!) anni, quando noi tiravamo le caccole al banco accanto e i più svegli mandavano bigliettini cuoricinati alle belle poppanti della classe, Rossini compose la prima opera.</p>
<p style="text-align: justify;">E non un&#8217;operetta infantile, una cosa tipo <em>Pierino contro il Mago di Oz </em>(la mia prima opera, composta all&#8217;età di 24 anni e scritta tutta su una sola riga di pentagramma), no.  Lui compose <em>Demetrio e Polibio</em>. Capite? <em>Demetrio e Polibio</em>! Io devo ancora capire chi siano questi due individui. Voi lo sapete?</p>
<p style="text-align: justify;">Ora vi faccio sentire la sinfonia dell&#8217;Opera, perché DOVETE farvi un&#8217;idea di cosa frullasse nella testa di quel brufoloso pesarese. Ascoltatela e, mentre la ascoltate, pensate che è stata composta da un quattordicenne: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8NgWaXb_Fw4&amp;feature=related">incredibile</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo Mozart riuscì a far di meglio sullo scatto. Ma Rossini si rifece sulla resistenza. Morì a 76 anni, dopo esser divenuto in brevissimo tempo uno degli artisti più famosi in occidente, aver smesso di lavorare a 37 anni e essersi sposato per sei volte.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi due matrimoni sono noti: la prima volta con una famosa soprano e compositrice spagnola, la seconda con una famosa modella e cortigiana francese abituata a compagni di un certo peso. I rimanenti quattro lo sono un po&#8217; meno e sono emersi, piuttosto recentemente, grazie al rinvenimento di un carteggio che il maestro ebbe con l&#8217;ortolano del paese natale, tale Fortunato Degli Asparagi: la terza sposa fu una famosa danzatrice del ventre indiana, incantatrice di serpenti; la quarta una negra dalla testa a pera; la quinta una norvegese bionda di due metri, pescatrice di salmoni a mani nude; la sesta una nana irlandese dai capelli rossi, grande bevitrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei più grandi interrogativi che i critici si pongono, da sempre, è il perché Rossini abbia improvvisamente cessato di comporre opere alla giovanissima età di 37 anni. La risposta è invero semplicissima: si era rotto le palle.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, scusate, dico io: sei giovane, non hai l&#8217;animo intristito di un professore universitario o di un poeta romantico, sei osannato dall&#8217;intero continente, sei ricco, non hai problemi sentimentali se non quelli legati alla sovrabbondanza dell&#8217;offerta&#8230; ma chi cavolo te lo fa fare di continuare a scrivere lirica?!</p>
<p style="text-align: justify;">Rossini evidentemente avrà fatto lo stesso ragionamento. Ecco perché, poi, ha messo su un po&#8217; di pancia.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste anche un &#8220;ricettario rossiniano&#8221;. Ricette che, al confronto, le salsicce crautate in olio di burro grasso tedesche sono un antipastino leggero. Buon appetito.</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_7067" class="wp-caption aligncenter" style="width: 340px"><a class="lightbox" title="Ecco un uomo che della vita ha capito tutto" href="http://www.letterefilosofia.it/2011/03/ooo-rossini/rossini/"><img class="size-full wp-image-7067" title="Ecco un uomo che della vita ha capito tutto" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Rossini.gif" alt="Ecco un uomo che della vita ha capito tutto" width="330" height="420" /></a><p class="wp-caption-text">Ecco un uomo che della vita ha capito tutto</p></div>
<h2 style="text-align: left;">La musica</h2>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo già spiegato nei precedenti numeri della rubrica, a Rossini non fregava assolutamente nulla della trama. A lui piaceva scrivere musica, ci si divertiva. Ecco perché è molto difficile trovare, nelle sue opere, momenti in cui la musica rispetti lo stato d&#8217;animo contestuale. E però alcuni ce ne sono. Ora non ho voglia di mettermi a cercare, ma di sicuro ci sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Le musiche di Rossini sembrano scritte da un narcotrafficante colombiano che ha appena vinto alla lotteria. Sono sempre felici, anche quando sono tristi, e hanno come costante sapore di fondo un nonsoché di frizzante follia. Stanno a mille, insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">Alternano momenti di estremo languore (&#8220;fase <em>down</em>&#8220;) a momenti in cui neanche si riescono a capire le parole, a causa dell&#8217;estrema velocità (state sempre attenti quando mescolate alcool e cocaina, possono farvi creare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dvw26Hag_FQ#t=3m19s">cose del genere</a>, sì sì sì sì sì sì sì sì).<br />
Comesequalcunoviparlassetuttoattaccatosenzaprenderefiatoedicesseoscrivessefrasilunghissimeeincomprensibilisempreperòavendoilsorrisostampatosullasimpaticissimafaccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bello arriva quando il maestro si sollazza mescolando più voci. Allora dà sfogo alla propria <em>verve </em>e riesce a creare favolosi intrecci al limite della comprensibilità, come un pizzaiolo americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non avete mai assaggiato una Capricciosa con ananas e ketchup non potete capire di cosa stia parlando.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ecco un rapido assaggio di qualcosa di più gustoso. Godiamoci una scena dalla <em>Cenerentola</em> in cui il maestro, partendo da un duetto maschile (il principe vestito da cameriere e viceversa, tenore e baritono), giunge a un quartetto con l&#8217;aggiunta a metà scena di due voci femminili (le due sorellastre, soprano e mezzosoprano) che si inseriscono perfettamente nel tessuto musicale. L&#8217;intera scena presenta parallelismi e scelte musicalmente speculari (sottolineate accuratamente dalla regia con le movenze dei cantanti): <a href="http://www.youtube.com/watch?v=C9xiPBqYlio&amp;feature=related">eccola</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Rossini stava davvero avanti. Stava così avanti che scrisse musica per gatti: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0jsqnnIzohA&amp;feature=related#t=0m49s">eccovela</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Particolarissime sono anche le <em>overture</em> del maestro. In quella de <em>Il signor Bruschino</em> a un certo punto i violinisti devono battere l&#8217;archetto contro i leggii; in un&#8217;altra devono suonare tutta l&#8217;opera tenendosi in equilibrio su un solo piede, per questo viene eseguita pochissime volte; in un&#8217;altra ancora, mai eseguita, devono tirare banconote da cento euro sul pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Rossini era avanti sui tempi in ogni campo, anche economico, quindi sulla partitura, all&#8217;inizio, c&#8217;è segnato proprio <em>banconote da euro cento debbono esser gittate a piene mani sugli astanti</em>. Ecco perché quest&#8217;opera non è mai stata eseguita: fino a pochi anni fa gli euro non esistevano e ora c&#8217;è la crisi economica che non permette la messa in scena.</p>
<p style="text-align: justify;">Speriamo di poter assistere alla Prima il prima possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">I biglietti d&#8217;ingresso costeranno il prezzo normale sulle balconate, ma per la platea verranno mille euro l&#8217;uno.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <em>overture </em>di Rossini sono, probabilmente, quelle più famose dell&#8217;intero comparto operistico. Di famose ce ne sono molte ma una, in particolare, ci ha scassato i maroni: quella del <em>Guglielmo Tell</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta colpa delle stramaledette suonerie per cellulare. Maccheccazzo, perché non usate Kylie Minogue, i Duran-Duran, gli 883 o qualche rapper negro?! Ma dovete proprio farci odiare una delle meraviglie dell&#8217;umanità?</p>
<div id="attachment_5786" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a class="lightbox" title="Alcuni effetti dell'&lt;em&gt;overture&lt;/em&gt; del &lt;em&gt;Guglielmo Tell&lt;/em&gt;." href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5786"><img class="size-full wp-image-5786 " title="Alcuni possibili effetti dell'overture del Guglielmo Tell." src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Conigli-Rossini.jpg" alt="" width="270" height="186" /></a><p class="wp-caption-text">Alcuni possibili effetti dell&#39;overture del Guglielmo Tell.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Io non ce la faccio più a sentirla. Veramente, mi nausea. A tanti piace ancora ascoltarla (vedi foto), a me no. Sento la prima metà, poi quando arriva la stupenda cavalcata finale passo oltre, non ce la faccio a sopportarla. Mi fa venire in mente un viaggio in autobus a Roma. E quando mi guardo e ascolto un&#8217;Opera, tutto voglio tranne che immaginarmi un viaggio in bus a Roma. Orrore e raccapriccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, per concludere l&#8217;odierna <em>pièce </em>rossiniana, non vi propongo la suddetta <em>overture</em>, bensì quella (pure famosissima) de <em>La Gazza Ladra </em>che venne eseguita all&#8217;Auditorium romano due anni fa. Avviso per chi abbia letto le puntate sui direttori d&#8217;orchestra: notate la stupenda bacchetta color aria di Bacalov. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nDBzi1aHbKY">Con questa</a> vi lascio e vi saluto.</p>
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		<title>OOO &#8211; Il Coro</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 21:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'ostica ostrica Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Coro]]></category>
		<category><![CDATA[OOO]]></category>

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		<description><![CDATA[Dite tutti in coro: chebbello il pezzo sul coro! Avvertenze: questo pezzo trasuda gioia e razzismo, a volte inscindibilmente mescolati.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Proprio come nell&#8217;antica tragedia greca, nell&#8217;Opera ci sta il Coro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma scusatemi, dimenticavo le buone maniere.<br />
Benvenuti nella mia alfanumerica e polipeptidica rubrica, blablabla. Oggi non voglio dilungarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Direttore del Giornale &#8211; ma sarebbe meglio parlare di Direttora, anzi, della Direttora e del suo gatto assassino &#8211; mi ha minacciato di morte. Mi ha detto: «Michelangelo, devi nuovamente invitare i lettori a condividere l&#8217;articolo, altrimenti utilizzerò le tue gambe per farmi delle nuove racchette da neve, intesi?» e, vi dirò, non che la cosa mi dispiaccia troppo &#8211; ho sempre amato la neve &#8211; ma vorrei preservare le mie esili gambette. Vi spiegherò il perché con una parva filastrocca:</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Quando i miei amici atletici</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>rincorrono un pallon,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>ed io da sotto i portici</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>sbeffeggio il solleon,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>di birra gusto i vortici:</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>son proprio un mascalzon.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ma poi, quando mi scoprono,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>anch&#8217;io un atleta son:</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>m&#8217;inseguono (ci provano),</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>io scappo e grido: </em><em>«Bon,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>correte in un rettangolo,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>io birro col limon!»</em></p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Insomma, spero di essermi spiegato.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei comunque precisare che sono sempre contento, quando qualcuno mi invita a giocare. Specialmente d&#8217;estate, con il tanto ma tanto caldo. Non c&#8217;è niente di meglio, per bere birra gelata, che guardare dieci o dodici bifolchi sudati che corrono appresso a una palla, sotto buffissimi magliettoni colorati e con calzettoni di lana merinos.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, devo sbrigarmi a concludere l&#8217;introduzione, perché la Direttora mi ha detto anche «Michelangelo, se osi ripropormi una delle tue solite introduzioni lunghe settanta righe ti strappo la pelle e mi ci faccio un divanetto» e, vi dirò, non che la cosa mi dispiaccia molto &#8211; ho sempre amato i divani &#8211; ma vorrei&#8230; anzi no, finiamo qua e cominciamo con l&#8217;argomento della settimana, ossia IL CORO DELLA&#8230; aspettate, aspettate. Ho dimenticato l&#8217;ennesimo memorandum: <a href="http://www.letterefilosofia.it/category/rubriche/ostica-ostrica-opera/">questo</a> è il link alla pagina della rubrica, per chi si fosse perso (Dio ce ne scampi!) qualche numero arretrato. E ora cominciamo sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi comunico che, da oggi, in sintonia con l&#8217;aumento delle vostre competenze (dovuto, ovviamente, al procedere della rubrica), aumenterò il numero di link musicali negli articoli. Vi invito, sempre sulla base del regolamento che avete sottoscritto (e lo avete fatto, pur non accorgendovene, grazie alla nuova normativa sulla sottoscrizione ingannevole) leggendo <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/02/lostica-ostrica-opera-introduzione-alla-rubrica/">la prima puntata</a>, a fruire ogni link.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">Il Coro della tragedia greca</span></p>
<p style="text-align: justify;">Questo era il titolo della mia tesina alle superiori. Anzi, per essere precisi il titolo era «L&#8217;evoluzione del coro nella tragedia greca a partire dalla tavoletta KjAsp 732 contenente la lista della spesa fatta dalla moglie di Platone comico», ma non è questo l&#8217;argomento della puntata di oggi. Perdonate l&#8217;<em>excursus </em>(nota: sono obbligato, per contratto, a inserire almeno tre o quattro termini latini in ogni pezzo, serve a dare una certa patina intellettuale alle cazzate che scrivo). Oggi parleremo del coro</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">nell&#8217;Opera italiana</span></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di affrontare gli autori e le singole opere, quindi prima di cominciare a tingere di serietà questa finora sciocca e alquanto superflua rubrica, ho pensato che ci volesse una trattazione, pur se di taglio grosso, di uno degli elementi più importanti per la struttura di un&#8217;Opera: il Coro. Fornirò prima di tutto un quadro d&#8217;insieme, poi analizzeremo l&#8217;utilizzo che dello strumento Coro fanno alcuni dei più grandi compositori.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">Quadro d&#8217;insieme</span></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dall&#8217;abbiccì: quanti e quali cantanti compongono un coro? Non ne ho la più pallida idea.<br />
Esiste però un <strong>breve elenco di raccomandazioni</strong>, cui chiunque dirige un coro deve cercare di attenersi:</p>
<p style="text-align: justify;">1) Il coro deve essere grosso, per impressionare il pubblico. Vanno bene anche coristi che non cantano, per due motivi: il primo è che così si possono raccomandare stupidi/stupide senza cervello usufruendo dei loro favori sessuali; il secondo è che aumentare il numero consente frequentemente di poter assolvere tutte le altre raccomandazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">2) In ogni coro deve essere presente almeno un asiatico. Possibilmente coreano, cinese o giapponese. L&#8217;importante è che gli occhi siano a mandorla e la dizione pessima.</p>
<p style="text-align: justify;">3) In ogni coro deve essere presente almeno un negro. Meglio due. Possibilmente uno sbarbato giovinetto e un attempato vecchiardo. Meglio ancora tre. Un ciccione negro non guasta mai.</p>
<div id="attachment_5741" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Esempio di coro ben assortito" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5741"><img class="size-medium wp-image-5741 " title="Esempio di coro ben assortito" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Coro-perfetto-300x226.jpg" alt="Esempio di coro ben assortito." width="300" height="226" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio di coro ben assortito. Ma manca il cinese.</p></div>
<p style="text-align: justify;">4) In ogni coro deve essere presente almeno un rappresentante di ciascuna delle seguenti categorie: invalidi di guerra, malati di Aids, malati di tumore, architetti, figli di politici, malati di leucemia, alcolisti anonimi, tossicodipendenti in fase di riabilitazione, passanti casuali. I coristi più belli sono sempre quelli pescati dalla categoria dei passanti casuali. Messi là senza motivo. Non sanno come muoversi, cosa cantare, dove guardare. Muovono le labbra seguendo quelle degli altri e cercano di mimetizzarsi nelle ultime file del coro. Avete presente le persone che provano a inserirsi in un ballo di gruppo senza conoscere i passi del ballo?</p>
<p>A seconda della composizione, poi, il coro assume nomi differenti. Vediamo alcuni tipi di coro:</p>
<p><strong>Voci pari: </strong>Coro di nobili, solitamente utilizzato quando tra il pubblico v&#8217;è un discreto numero di autorità o quando sulla scena compare un re.</p>
<p><strong>Cori virili: </strong>Coro in cui si parla di macchine, donne e partite di pallone.</p>
<p><strong>Cori femminili: </strong>Chiacchiere tra paesanotte mentre si carda la lana.</p>
<p><strong>Voci miste: </strong>Coro di travelloni.</p>
<p><strong>Voci bianche: </strong>Coro che elude la terza raccomandazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Illustrate brevemente le raccomandazioni e le categorie esistenti di coro, andiamo a esaminare, a grandi linee (così grandi che forse sarebbe meglio parlare di fasci di linee), gli usi particolari che del coro vengono fatti da alcuni compositori</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">Gioacchino Rossini</span></p>
<p style="text-align: justify;">A Rossini non piaceva molto scrivere musica seguendo la trama. Si annoiava. Di solito, la sua concentrazione durava al massimo due ore consecutive, tempo in cui il maestro riusciva a comporre tre quarti d&#8217;atto. Allora sulla trequarti decideva per il <strong>&#8220;coro di scapoccio&#8221;</strong>. Il &#8220;coro di scapoccio&#8221; (d&#8217;ora in avanti, per comodità, scapoccio) si presenta come un qualunque coro: ci sono un sacco di persone che cantano.</p>
<p style="text-align: justify;">La diversità sta in quello che cantano: solitamente il contenuto del coro è comprensibile, nello scapoccio no. Nessuno capisce nulla, né gli ascoltatori, né i coristi, né i personaggi che si chiedono chi diavolo abbia scritto il libretto. Non si comprende l&#8217;andamento della musica, solo un gigantesco bordello, e non si comprende di che diavolo parlino i coristi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal magma caotico schizzano fuori &#8220;cin cin&#8221;, &#8220;zap zap&#8221;, &#8220;zuppidù zuppidù&#8221;, &#8220;bordello&#8221;, &#8220;casino&#8221;, &#8220;ahiamamma trallallà&#8221;, &#8220;follia&#8221;, &#8220;corvo rosso, corvo rosso!&#8221;, &#8220;alakazham&#8221;, &#8220;delirio&#8221;, &#8220;machebelcastellomarcondirondirondello&#8221; e tutto finisce, regolarmente, in vacca.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo la poca <em>suspence </em>che si era creata fino ai trequarti del primo atto svanisce e nessuno, all&#8217;inizio del secondo, ricorda più di cosa parlasse la vicenda. A quel punto è come se cominciasse una nuova opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi propongo uno di questi cori: il finale primo dell&#8217;<em>Italiana in Algeri</em>. Comincia con un breve scambio di battute tra Mustafà e l&#8217;italiana; poi parte lo scapoccio, sottolineato da una brillante coreografia, <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=y1miidhzouI">Nella testa ho un campanello</a></em>. Scusate per i sottotitoli in spagnolo, ma anche gli spagnoli, poverini, hanno diritto a fruire, tra una <em>corrida</em> e una <em>paella</em>, capolavori di tal fatta.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">G.G. (Gigi) Verdi</span></p>
<p>Gigi Verdi è un gran figo e i suoi cori ne rispecchiano l&#8217;animo. I cori di Verdi ti prendono allo stomaco, per le palle, alla testa, per le mani, insomma&#8230; ti prendono. Ti prendono e ti trascinano. Non si può fare ironia sui cori di Verdi, sono troppo belli. E, siccome pensando ai cori di Verdi mi sento un vermicello, non posso neanche continuare a scriverne.</p>
<p>Solo l&#8217;ultimo paragrafetto per annunciarvi il coro che ho scelto.</p>
<p>Anzi, gli ultimi tre (considerando il precedente e il successivo). Ringraziatemi: stavo per fare il giochino che sarebbe andato avanti all&#8217;infinito. Poi ho pensato che non ho tempo da perdere con voi. Ignoranti che non siete altro.</p>
<p>Vi faccio sentire un coro che, per vari motivi, mi pare essere particolarmente emozionante: il bis concesso alla prima del <em>Nabucco</em> dal maestro Muti, con breve discorsino iniziale, grida di &#8220;viva l&#8217;Italia&#8221;, pianto di alcuni coristi a fine canto e, soprattutto, tutto il teatro in piedi a cantare assieme al coro. Eccovi il <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=G_gmtO6JnRs">Va&#8217; Pensiero</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">I Veristi</span></p>
<div id="attachment_5740" class="wp-caption alignright" style="width: 482px"><a class="lightbox" title="Tipico coro verista" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5740"><img class="size-full wp-image-5740" title="Tipico coro verista" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Coro-verista1.jpg" alt="Tipico coro verista." width="472" height="309" /></a><p class="wp-caption-text">Tipico coro verista.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">I veristi, come avevamo già detto in una delle scorse puntate (non ricordo quale, evidentemente è una delle due puntate che ho scritto da ubriaco), amano inserire nelle proprie opere momenti di realtà nuda e cruda, magari con parti parlate o grida disperate. Il coro è uno degli strumenti più terribili in mano a un compositore verista, poiché egli lo usa veristicamente in uno dei seguenti modi:</p>
<p style="text-align: justify;">a) Il coro rappresenta la folla al mercato. Tra un «venghino, siori, venghino!», un «ammazza che bello &#8216;sto pesce aò, a quanno lo venni, Gianni?» e un «La cammisella di latti, cumpa&#8217;!» chi riesce a capire cosa minchia stia suonando l&#8217;orchestra deve poi far la fatica di spiegarlo agli altri ascoltatori.</p>
<p style="text-align: justify;">b) Il coro rappresenta una folla di ubriachi festanti: durante recite di questo tipo può accadere di tutto. Rimane storica una delle ultime direzioni di Karajan al Festival di Salisburgo: <em>Cavalleria Rusticana</em>, scena del brindisi in piazza, un corista basso e tarchiato con un bel paio di baffoni bavaresi, calatosi un po&#8217; troppo nella parte, a un certo punto emise un rutto clamoroso che spettinò il ciuffo al Direttorissimo. Il corista sparì subito dopo il rutto. Il corpo non venne mai ritrovato.</p>
<p style="text-align: justify;">c) L&#8217;opera si svolge in un manicomio. I coristi si limitano a sbavare e a correre nudi per il palcoscenico, lanciando di tanto in tanto gestacci osceni all&#8217;indirizzo del pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">d) Il coro è composto da bimbi. I veristi amano i cori di bambini che frignano, lagnano, smoccolano e protestano perché vogliono «il lecca-lecca», «la tromba o il cavallin», «i giocattoli di Parpignol» o altre idiozie del genere. Le madri arrivano, li picchiano e li riportano via e il compositore, soddisfatto, ha messo da parte altri quindici minuti di lavoro (li pagavano a tempo, ecco perché le opere non durano mai meno di due ore e mezza).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di concludere, apro una piccola</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">Parentesi su Parpignol</span></p>
<p style="text-align: justify;">Affronterò prossimamente lo scottante tema delle parti secondarie e di quelle più infime, ma Parpignol merita una menzione speciale. Infatti, codesto gentiluomo è uno di quei personaggi memorabili che rimangono impressi nella mente dello spettatore per l&#8217;incredibile gentilezza che hanno nei suoi confronti: non cantano una mazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Fossero tutti eroici come il nostro Parpignol, i personaggi dei melodrammi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Oltretutto lui è un venditore di giocattoli, il meglio del meglio. Si limita a dire «Ecco i giocattoli di Parpignol!». Amen.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi propongo, in conclusione, proprio il coro de <em>La Bohème </em>dove una masnada di poppanti assalta il carretto dei giocattoli di Parpignol. In questa orrida versione iper-verista, il bimbetto che si produce in un <em>a solo </em>è veramente e nel pieno senso del termine un lattante e, essendo tale, strappa al pubblico di bifolchi di Toronto un subitaneo applauso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8ogOtEgp-Ks&amp;feature=related">il link</a> ed ecco il testo:</p>
<p><strong>Marcello </strong>(ironico): Dio, che concetti rari!</p>
<p><strong>Colline </strong>(solenne, accennando a Mimì): <em>Digna est intrari</em>.</p>
<p><strong>Schaunard </strong>(con autorità comica): <em>Ingrediat si necessit</em>.</p>
<p><strong>Colline</strong>: Io non do che un <em>accessit</em>.</p>
<p><strong>Parpignol</strong>: Ecco i giocattoli di Parpignol!</p>
<p><strong>Colline </strong>(Vedendo il cameriere gli grida con enfasi): Salame!</p>
<p><strong>Bambine e ragazzi</strong>: Parpignol, Parpignol!</p>
<p>Ecco Parpignol, Parpignol!</p>
<p>Col carretto tutto fior!</p>
<p>Ecco Parpignol, Parpignol!</p>
<p>Voglio la tromba, il cavallin,</p>
<p>il tambur, tamburel&#8230;</p>
<p>Voglio il cannon, voglio il frustin,</p>
<p>&#8230; dei soldati il drappel.</p>
<p><strong>Schaunard</strong>: Cervo arrosto!</p>
<p><strong>Marcello</strong>: Un tacchino!</p>
<p><strong>Schaunard</strong>: Vin del Reno!</p>
<p><strong>Colline</strong>: Vin da tavola!</p>
<p><strong>Schaunard</strong>: Aragosta senza crosta!</p>
<p><strong>Mamme </strong>(strillanti e minaccianti): Ah! razza di furfanti indemoniati,</p>
<p>che ci venite a fare in questo loco?</p>
<p>A casa, a letto! Via, brutti sguaiati,</p>
<p>gli scappellotti vi parranno poco!</p>
<p>A casa, a letto,</p>
<p>razza di furfanti, a letto!</p>
<p>(Una mamma prende per un orecchio un ragazzo il quale si mette a piagnucolare.)</p>
<p><strong>Un ragazzo </strong>(piagnucolando): Vo&#8217; la tromba, il cavallin!&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>OOO &#8211; I grandi direttori 2/2</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 09:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'ostica ostrica Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Direttori d'orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[Karl Bohm]]></category>
		<category><![CDATA[OOO]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Muti]]></category>

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		<description><![CDATA[Seconda parte sui direttori d'orchestra con Riccardo Muti e Karl Böhm. Attenzione, l'articolo presenta decessi e alcune lugubri parole al vento.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Bentornati nella mia nominalistica e nomotetica rubrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;oggi comincio con un triste annuncio: Pallino e il suo padrone sono ormai defunti. Purtroppo siete stati sciocchi ed egoisti, non avete creduto al mio appello e avete condannato a morte un tenero cagnolino e il suo proprietario violinista. Meschini. Vermi che non siete altro. Che vi costava mettere un link all&#8217;articolo?</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5383" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a class="lightbox" title="Pallino triste durante il suo ultimo giorno di vita" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5383"><img class="size-full wp-image-5383 " title="Pallino triste, durante il suo ultimo giorno di vita" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/cane-morto.jpg" alt="Pallino triste durante il suo ultimo giorno di vita." width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pallino triste, durante il suo ultimo giorno di vita.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma lasciamo perdere queste tristerie: bando alla tristezza, scioccheggiamo ridendo allegramente e facciamo tante simpatiche pernacchie!</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;oggi tratteremo i rimanenti due grandi direttori: Riccardo Muti e Karl Bohm. Ma prima di affrontarli, una piccola premessa dovuta alla grande quantità di mail che ho ricevuto in merito a uno spinosissimo problema, ossia</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2>A cosa serve il direttore d&#8217;orchestra?</h2>
<p style="text-align: justify;">Le persone che si avvicinano alla musica classica e all&#8217;Opera non riescono a capire quale sia la funzione di questo signore vestito di tutto punto, con una bacchetta in mano, che non suona nulla e si limita a tenere il tempo con gesti sempre differenti (contrariamente a quel che si può pensare, i direttori d&#8217;orchestra non hanno mai sentito la necessità di stabilire un metodo comune di movimento delle mani, vige l&#8217;anarchia più totale, a volte disegnano cerchi e triangoli, altre volte mimano il volo di una gru tibetana). Si potrebbe rispondere che il direttore in realtà è il principale musicista, poiché suona lo strumento più complesso di tutti: l&#8217;orchestra. Si potrebbe dire che il direttore svolge gli studi più approfonditi, perché studia lo spartito di ogni strumento. Si potrebbero dire molte cose, ma se c&#8217;è una cosa che il buon Ockham ci ha insegnato è proprio che non bisogna inventarsi cose strambe per spiegare cose semplicissime: il direttore non fa un&#8217;emerita mazza.<br />
I direttori sono assolutamente superflui, come gli autisti della metropolitana o i vigili agli incroci, condividendo con queste altre due categorie solo una blanda giustificazione di utilità: se dovesse esserci qualche problema, ci sarebbe qualcuno con cui prendersela. Un po&#8217; poco. Renderete quindi un servigio all&#8217;umanità investendone uno, di tanto in tanto. Direttore dico, non vigile. Cioè&#8230; anche il vigile, però quello vi costerebbe pesante, come potete osservare nella foto seguente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5469" class="wp-caption aligncenter" style="width: 240px"><a class="lightbox" title="La pena riservata a chi investe un vigile urbano" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5469"><img class="size-full wp-image-5469" title="La pena riservata a chi investe un vigile urbano" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Impalamento.jpg" alt="La pena riservata a chi investe un vigile urbano." width="230" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La pena riservata a chi investe un vigile urbano.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma <a href="http://www.youtube.com/watch?v=U-oWbNo2tR0">andiamo al sodo</a> e terminiamo la trattazione sui direttori con gli ultimi due, cominciando da</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Riccardo Muti</h2>
<p style="text-align: justify;">Riccardo Muti, nato negli occulti sobborghi napoletani, è sempre stato un misterioso straganzo aristocraticheggiante. All&#8217;asilo era il bimbo cui le suore perdonavano ogni cosa, alle elementari il cocco della maestra, alle medie era l&#8217;unico bimbo in tutta la scuola a non essere scippato, aveva tutti <em>eccellente </em>e l&#8217;insegnante di religione che osò appioppargli un <em>ottimo</em> venne rimossa dall&#8217;incarico, per poi sparire dalla circolazione una settimana dopo. Non si scoprì mai il perché di quell&#8217;<em>ottimo</em>. Le superiori le fece contemporaneamente agli ultimi anni di conservatorio: uscì con la lode da entrambe le istituzioni. I compagni di scuola raccontano che durante la ricreazione il giovane Riccardo rimanesse solo in un angolo a fissare il cielo, alternando imprecazioni in greco antico ad altre in idiomi sconosciuti e cacofonici.</p>
<p style="text-align: justify;">Vista l&#8217;eccessiva semplicità dell&#8217;ambiente partenopeo, l&#8217;intraprendente Muti decise di trasferirsi a Milano, per studiare Composizione e Direzione d&#8217;orchestra al Conservatorio <em>Verdi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno l&#8217;anziano maestro di Composizione <strong>Bruno Bettinelli</strong>, dopo aver letto uno spartito che Muti aveva scarabocchiato distrattamente durante una lezione e poi aveva dimenticato aperto sul tavolo, si alzò in silenzio tra lo stupore dei bidelli, si avvicinò alla lavagna e vergò queste parole col gessetto:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><em>La notte s&#8217;apre sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Le porte dell&#8217;inferno sono chiuse:</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>a tuo rischio le tenti. Al tuo richiamo</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>si desterà qualcosa per risponderti.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Questo regalo lascio all&#8217;umanità:</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>ecco le chiavi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopodiché cominciò a dilaniarsi le carni del viso con le unghie. Venne fermato a forza e, dopo l&#8217;applicazione di una camicia di forza, venne internato al manicomio criminale della città. Alcuni raccontano che, mentre veniva trascinato via, continuasse a ripetere ossessivamente, in un&#8217;estasi delirante, la parola &#8220;paperella&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Si diplomò con due anni di anticipo, ma non ricevette la lode a causa dell&#8217;invidia di alcuni docenti, in particolare del maestro di Direzione <strong>Antonino Votto</strong>. I presenti raccontano che, dopo l&#8217;annuncio del voto, Muti abbia lanciato uno sguardo &#8220;mai visto prima, carico d&#8217;odio, che sembrava salire direttamente dalle viscere dell&#8217;Inferno&#8221;. Il maestro Votto venne trovato impiccato, due giorni dopo, nel tinello della propria abitazione; furono i vicini ad avvertire la polizia, a causa del casino causato &#8220;dalla Quinta di Beethoven, non ce la facciamo più, è da 12 ore che la sente a ripetizione e non avevamo mai sentito lo stereo a volume così alto provenire dall&#8217;abitazione del professore!&#8221;, ma quando i poliziotti arrivarono sulla scena la musica era misteriosamente sparita. In compenso il cane del professore, Beethoven, ascoltava brani di Mozart. Gli alunni del docente ne furono sconvolti e dichiararono alla polizia quanto fosse rilevante l&#8217;evento: quel cane aveva sempre detestato Mozart. I poliziotti ignorarono le segnalazioni. E che cazzo, non è che si può sempre stare appresso ai deliri di ogni matto, no?</p>
<p style="text-align: justify;">Viste le premesse, <strong>Karajan</strong> decise di invitare subito il giovane in Germania, al Festival di Salisburgo. Chi ricorda <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/03/ooo-i-grandi-direttori-12/">la puntata precedente</a> sa già che non fu una buona idea, per l&#8217;anziano direttore austriaco. Da quel fatidico giorno, Muti dirige con regolarità l&#8217;ensemble del Festival.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cipiglio aristocratico di Muti è passato su diversi cadaveri, prima di assurgere all&#8217;importanza tributatagli al giorno d&#8217;oggi non solo dalla nazione natia, ma dall&#8217;intero globo terracqueo. Nello stesso anno in cui venne invitato a Salisburgo, a causa di strani decessi, divenne Direttore stabile del <strong>Maggio Musicale Fiorentino </strong>e della <strong>Philarmonia Orchestra </strong>di Londra, dove succedette all&#8217;anziano e prestigioso <strong>Otto Klemperer</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5474" class="wp-caption aligncenter" style="width: 331px"><a class="lightbox" title="La famosa risposta di Klemperer" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5474"><img class="size-full wp-image-5474 " title="La famosa risposta di Klemperer" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Klemperer.jpg" alt="All'affacciarsi del mefistofelico Muti" width="321" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">In questa celebre foto, il maestro Klemperer osserva Muti entrare silenzioso nell&#39;auditorium londinese. L&#39;arcinota battuta del direttore tedesco fu &quot;la prego, mi lasci vivere fino al termine del brano, sono solo cinque minuti&quot;.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel 1980, stando alla <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.ilgiraresole.com/wp-content/uploads/2010/05/cimitero.jpg&amp;imgrefurl=http://www.ilgiraresole.com/2010/05/21/le-morti-piu-assurde/cimitero/&amp;usg=__bKfqo1vUf_MVBs-SsvWnYHac44c=&amp;h=412&amp;w=550&amp;sz=36&amp;hl=it&amp;start=0&amp;zoom=1&amp;tbnid=jf3kBcQW_fBRHM:&amp;tbnh=166&amp;tbnw=221&amp;ei=goB2TcHNJcyUOtCPpbUF&amp;prev=/images%3Fq%3Dcimitero%26hl%3Dit%26biw%3D1280%26bih%3D683%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=820&amp;vpy=312&amp;dur=370&amp;hovh=172&amp;hovw=230&amp;tx=151&amp;ty=79&amp;oei=goB2TcHNJcyUOtCPpbUF&amp;page=1&amp;ndsp=15&amp;ved=1t:429,r:8,s:0">biografia</a> del compositore, Muti &#8220;eredita da <strong>Eugène Ormandy</strong> l’incarico di Direttore Musicale della <strong>Philadelphia Orchestra</strong>&#8220;. Potete immaginare da soli la gioia dei direttori americani alla notizia dell&#8217;arrivo dell&#8217;ormai celebre Muti. Quando il direttore ungherese venne avvisato dell&#8217;arrivo imminente di Muti a Philadelphia, non attese un solo istante: fece armi e bagagli e partì per le Galapagos, dove visse felicemente altri vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5476" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><a class="lightbox" title="Eugène Ormandy pensa all'arrivo imminente di Riccardo Muti" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5476"><img class="size-full wp-image-5476  " title="Eugène Ormandy pensa all'arrivo imminente di Riccardo Muti" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Ormandy.jpg" alt="Eugène Ormandy pensa all'arrivo imminente di Riccardo Muti." width="384" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">Oh my God... Muti&#39;s coming...</p></div>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">Dal 1986 venne chiamato a dirigere la <strong>Scala</strong> in quel di Milano. Esercitò un dominio incontrastato per molti anni, fino al 2003, l&#8217;inizio della fine. Nel 2003 cominciò lo scontro tra le potenti forze oscure capitanate dal maestro Muti e le falangi celesti guidate dal condottiero <strong>Carlo Fontana</strong>. Muti durante lo scontro venne ferito e precipitato all&#8217;<strong>Opera di Roma</strong>, la quale non ha neanche gli spicci necessari per poterlo assumere come Direttore stabile. Da allora trascina seco <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=150030">i segni dello scontro</a>, attendendo nell&#8217;ombra il momento giusto per sferrare l&#8217;attacco finale, il giorno dell&#8217;apocalisse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5478" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a class="lightbox" title="Sintesi di Riccardo Muti" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5478"><img class="size-full wp-image-5478" title="Sintesi di Riccardo Muti" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/riccardo-muti.jpg" alt="Sintesi di Riccardo Muti." width="400" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Sintesi di Riccardo Muti.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p>&nbsp;</p>
<h2>Karl Böhm</h2>
<p>Karl Böhm è vecchio. È nato vecchio e morto vecchio, e solo la sua vecchia musica diretta in modo vecchio lo rimpiange.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">
<div id="attachment_11711" class="wp-caption aligncenter" style="width: 595px"><a class="lightbox" title="Sintesi di Karl Bohm." href="http://www.letterefilosofia.it/2011/03/ooo-i-grandi-direttori-22/karlbohm-2/"><img class=" wp-image-11711 " title="Sintesi di Karl Bohm." src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/karlbohm.jpg" alt="Sintesi di Karl Bohm." width="585" height="425" /></a><p class="wp-caption-text">Sintesi di Karl Bohm.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: 20px; font-weight: bold;">Palinodia e Cavalcata Finale</span></p>
<p style="text-align: justify;">E ora un attimo di seria serietà.<br />
Il Direttore è una delle cose più importanti per la buona riuscita di un&#8217;Opera. I più grandi direttori plasmano il suono dell&#8217;orchestra secondo i propri desideri e imprimono nella musica la propria anima e le proprie idee su ogni storia. Il movimento delle loro bacchette, delle mani e dei corpi, sinuoso o nevrotico, accompagna ogni spettatore nell&#8217;universo musicale che hanno costruito. Alcuni, come quelli che ho deturpato in questi ultimi due episodi (in particolare mi scuso con il povero Böhm per tutte le brutte cose che ho scritto su di lui), hanno una musicalità e un tocco riconoscibilissimi: il magnifico suono con cui Karajan riesce a far vibrare ogni orchestra, gli arrangiamenti pop di Levine, l&#8217;aristocratica giustezza di Muti e l&#8217;esatta, austriaca teutonicità di Böhm sono qualità quasi uniche, grazie alle quali costoro assurgono alle più alte vette di quest&#8217;arte.<br />
Ma non sono gli unici, anzi&#8230; la storia dell&#8217;Opera è costellata dai nomi di moltissimi altri grandi direttori. Con questa cavalcata finale cerco di rappresentarvi le anime di alcuni in una singola immagine.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5535" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Pappano dà la misura della propria virilità direttiva" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5535"><img class="size-full wp-image-5535 " title="Pappano dà la misura della propria virilità direttiva" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Pappano-bacchetta.jpg" alt="Pappano dà la misura della propria virilità direttiva." width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Pappano dà la misura della propria virilità direttiva.</p></div>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5536" class="wp-caption aligncenter" style="width: 252px"><a class="lightbox" title="Toscanini fu un grande Direttore nonostante i problemi all'orecchio destro" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5536"><img class="size-full wp-image-5536" title="Toscanini fu un grande Direttore nonostante i problemi all'orecchio destro" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Toscanini.jpg" alt="Toscanini fu un grande Direttore nonostante i problemi all'orecchio destro." width="242" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Toscanini fu un grande Direttore nonostante i problemi all&#39;orecchio destro.</p></div>
<div id="attachment_5537" class="wp-caption aligncenter" style="width: 250px"><a class="lightbox" title="Bonynge, anche noto per aver interpretato Ridge anziano nel famoso telefilm Beautiful." href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5537"><img class="size-medium wp-image-5537" title="Bonynge, anche noto per aver interpretato Ridge anziano nel famoso telefilm Beautiful." src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Bonynge-240x300.jpg" alt="Bonynge, anche noto per aver interpretato Ridge anziano nel famoso telefilm Beautiful." width="240" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bonynge, anche noto per aver interpretato Ridge anziano nel famoso telefilm Beautiful.</p></div>
<div id="attachment_5538" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Il maestro Sinopoli, nel bel mezzo di un'Aida, prega Dio di concedergli il dono più grande che possa fare a un Direttore. Dio l'accontentò subito" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5538"><img class="size-medium wp-image-5538" title="Il maestro Sinopoli, nel bel mezzo di un'Aida, prega Dio di concedergli il dono più grande che possa fare a un Direttore. Dio l'accontentò subito" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Sinopoli-300x214.jpg" alt="Il maestro Sinopoli, nel bel mezzo di un'Aida, prega Dio di concedergli il dono più grande che possa fare a un Direttore. Dio l'accontentò subito." width="300" height="214" /></a><p class="wp-caption-text">Il maestro Sinopoli, nel bel mezzo di un&#39;Aida, prega Dio di concedergli il dono più grande che possa fare a un Direttore. Dio l&#39;accontentò subito.</p></div>
<div id="attachment_5539" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Tullio Serafin se la ride, dopo aver emesso un bel peto durante l'overture della Norma" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5539"><img class="size-full wp-image-5539" title="Tullio Serafin se la ride, dopo aver emesso un bel peto durante l'overture della Norma" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Tullio-Serafin.jpg" alt="Tullio Serafin se la ride, dopo aver emesso un bel peto durante l'overture della Norma." width="300" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">Tullio Serafin se la ride, dopo aver emesso un bel peto durante l&#39;overture della Norma.</p></div>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: left;">Appendice comica inferiore</h2>
<p style="text-align: justify;">Alcuni comici hanno provato, pur senza raggiungere il livello di ilarità che tracima da queste pagine, a far pezzi che prendessero in giro il ruolo di Direttore d&#8217;orchestra (e non solo). Ecco a voi due tra i migliori.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dHJGQa-jqBE&amp;NR=1">Primo pezzo</a>: Enrico Montesano dirige ed è diretto.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_RCpd50aBG4">Secondo pezzo</a>: un fantastico Gigi Proietti ci racconta l&#8217;esordio di un Direttore ucraino.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>OOO &#8211; I grandi direttori 1/2</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 14:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'ostica ostrica Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Direttori d'orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[Herbert von Karajan]]></category>
		<category><![CDATA[James Levine]]></category>
		<category><![CDATA[OOO]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna l'Ostrica con i grandi direttori d'orchestra. Oggi: Herbert von Karajan e  James Levine.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arcicarissimi tutti, bentornati nell&#8217;angolo della mia citoplasmatica nonché cistifellica rubrica!</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di cominciare, quest&#8217;oggi, debbo chiedervi un momento di raccolto silenzio. Ho un appello molto serio da fare, perciò non ridete.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2>Appello al vostro buon cuore</h2>
<p style="text-align: justify;">Un violinista, di cui non riferisco il nome per evitare che venga tempestato di e-mail anche quando sarà ormai fuori pericolo, e il suo cane bassotto, Pallino, si trovano in una situazione molto delicata: le loro vite corrono un serio pericolo.<br />
Il violinista si allena da anni in casa e il fedele Pallino, amando il suono dello strumento, lo segue muovendo la testa e le orecchie per partecipare delle affascinanti melodie. Purtroppo il violinista, da qualche tempo, ha cominciato a prendere delle stecche assurde. Ha provato a suonare pezzi via via più facili, ma si è dovuto arrendere quando ha constatato l&#8217;impossibilità di eseguire <em>Tanti auguri a te</em>. Il bassotto è entrato in crisi: sbava tutto il giorno e, non appena il padrone si avvicina al violino, comincia a ringhiare. I due non si nutrono più. Il musicista tenta ogni giorno un nuovo approccio al violino, deludendo sé e Pallino. Il loro aspetto peggiora di giorno in giorno, non c&#8217;è un momento da perdere.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa possiamo fare? Semplice. Ho personalmente chiesto a uno dei violinisti più prestigiosi del mondo, di cui non dirò il nome perché non lo ricordo, di venire in Italia per impartire al malcapitato un corso privato della durata di un mese. Il violinista ha detto di essere disponibile, ma vuole che la faccenda abbia una grande eco (ritorni pubblicitari e cose del genere) e quindi si impegna a fare ciò che gli ho chiesto solo se vedrà almeno mille link su Facebook a questo articolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo farcela, ragazzi. L&#8217;importante è che ognuno di voi linki questo articolo e lo faccia linkare ad almeno altri tre o quattro amici. Pensate alla vita del violinista e a quella del suo misero bassotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ve l&#8217;avevo detto, ma il violinista ha anche quattro figli, due maschi e due femmine, che non vedono l&#8217;ora di riabbracciare il padre ben nutrito di un tempo e di poter giocare di nuovo con il loro allegro Pallino. Uno dei figli ha la perifrinite, una malattia terribile che provoca spasimi alle dita della mano sinistra e ti aggiorna lo status di Facebook inserendo parole a caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai anche tu una mano, linka questo articolo su Facebook e fallo linkare ai tuoi amici!</p>
<p style="text-align: justify;">E ora&#8230; scusate, debbo asciugarmi una lacrimuccia.<br />
E ora possiamo cominciare il pezzo della settimana che dovrebbe parlare de</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2>I grandi direttori</h2>
<p style="text-align: justify;">Come fanno alcuni direttori d&#8217;orchestra a innalzarsi sulla grande massa dei mediocri? È per il modo in cui curano l&#8217;orchestrazione? È per il lavorio filologico che mostrano nell&#8217;approcciare uno spartito? È per la maniacalità che li guida durante le prove? Nulla di tutto questo. O forse sì, ma non ce ne frega niente. Solo uno è il dato che prenderemo in considerazione: l&#8217;impatto emotivo alla vista di un direttore.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarete rimasti, giustamente, basiti. L&#8217;aspetto che ci interessa, per parlare di coloro che gestiscono l&#8217;aspetto musicale e canoro, è quello visivo? La presentazione all&#8217;occhio? Sì. E sapete perché? Perché i direttori che rimangono impressi maggiormente &#8211; potete anche negarlo, sappiamo tutti che le cose stanno proprio così &#8211; sono quelli che colpiscono l&#8217;occhio, oltre all&#8217;orecchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno ha il suo stile, ognuno il suo marchio di fabbrica ben riconoscibile. Guai a non averlo: si entra nel novero dei semi-grandi, dei non-male, dei poteva-pure-essere-un-grande-ma-gli-mancava-quel-nonsoché. E nessun direttore che sente di essere un grande vuole una cosa del genere. Quindi ciascuno cura in modo maniacale la propria immagine e il proprio modo di dirigere. Alcuni sono riusciti addirittura a creare personaggi mitologici.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2>Piccolo problema</h2>
<p style="text-align: justify;">Il problema, a un certo punto, è stato che tutte le caratterizzazioni a disposizione erano terminate (le maschere non sono infinite), quindi i direttori non sapevano più che pesci pigliare per determinare la propria <em>facies </em>caratteristica. Sono questi i momenti in cui si mostra il vero genio.<br />
Parlo del maestro<strong> Valery Gergiev </strong>il quale, attuando una vera e propria rivoluzione copernicana, ha spostato l&#8217;attenzione degli spettatori dal direttore allo strumento utilizzato. Gergiev ha compreso che i tempi erano maturi e ha preso una di quelle decisioni che cambiano il corso della Storia: anziché utilizzare una bacchetta ha utilizzato uno stuzzicadenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi mostro questa rivoluzione in un breve filmato. Il nostro Copernico dirige, nel 2007, il <em>Capriccio spagnolo Op. 34 </em>del celebre compositore russo Rimsky-Korsakov. Da notare come non rinunci, nonostante l&#8217;audace sperimento, alla classica caratterizzazione del personaggio. Qui lo vediamo in stile &#8220;papà è impazzito alla <em>Shining</em>&#8220;: occhio folle e barba di qualche giorno, mano sinistra sempre aperta, a volte a mo&#8217; di corna, altre in puro stile metal (pollice, indice e mignolo sollevati), la mano destra sostenente lo stuzzicadenti ma, comunque, con il mignolo perennemente teso a indicare la nobiltà d&#8217;animo che fa da sfondo alla follia del volto. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Kq65ufWquRE">Godetevi l&#8217;esecuzione</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta aperta la via, nuovi e appassionanti &#8220;bacchette&#8221; sono state utilizzate per dirigere le orchestre di tutto il mondo. Vi fornisco solo un paio di esempi nelle fotografie sottostanti che ritraggono due famosissimi maestri e i loro accattivantissimi strumenti da direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5360" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a class="lightbox" title="La vibrante direzione del maestro Abbado" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5360"><img class="size-full wp-image-5360 " title="La vibrante direzione del maestro Abbado" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/abbado-vibratore.jpg" alt="La vibrante direzione del maestro Abbado." width="450" height="257" /></a><p class="wp-caption-text">La vibrante direzione del maestro Abbado.</p></div>
<div id="attachment_5362" class="wp-caption aligncenter" style="width: 514px"><a class="lightbox" title="La nuova frontiera della direzione: usare al posto della bacchetta grandi animali clonati in piccole dimensioni" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5362"><img class="size-full wp-image-5362  " title="La nuova frontiera della direzione: usare, al posto della bacchetta, grandi animali clonati in piccole dimensioni" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/direttore-cavallo.jpg" alt="La nuova frontiera della direzione: usare, al posto della bacchetta, grandi animali clonati in piccole dimensioni." width="504" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">La nuova frontiera della direzione: usare al posto della bacchetta grandi animali clonati in piccole dimensioni.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma basta tergiversare, in questa e nella prossima puntata parleremo di quattro famosissimi direttori. Cominciamo quest&#8217;oggi trattando Herbert von Karajan e James Levine.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2>Herbert von Karajan</h2>
<p style="text-align: justify;">Herbert von Karajan, nome di battesimo Heribert Ritter Adolf Kurt Joseph Grugnemberg von Karajan, il <em>Führer</em> dalla bacchetta inflessibile. Nacque agli inizi dello scorso secolo in un paesino delle montagne austriache, rivelando fin dalla più tenera età la propria intemperante coriaceità: per potersi iscrivere alla scuola di musica più prestigiosa della nazione, il giovane Herbert faceva quotidianamente la cresta ai soldi che la mamma gli dava per comprare il latte, ottenendo il bianco e calorico nutrimento grazie alle capre selvatiche che popolavano le vette più impervie, custodite da furibondi e gelosi montoni con i quali il futuro Maestro si scontrava a muso duro. Fu proprio a causa delle testate quotidiane inflitte ai montoni durante gli scontri che i capelli del piccolo Herbert assunsero la forma con il tipico ciuffo: il  &#8221;ciuffo <em>à la </em>Karajan&#8221; che non avrebbe abbandonato mai più &#8220;il Direttorissimo&#8221;. Invece le cornate inflittegli dai montoni determinarono alcuni tic che non abbandonarono mai il maestro, come quello di grugnire mentre beveva il tè e quello di recitare, prima di ogni concerto, i seguenti versi con voce caprina:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Son la capra che saltella<br />
se ti incorno sai che c&#8217;è?<br />
Io ti fo veder la stella<br />
e grugnir se bevi il tè. </em></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5373" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Il Maestrissimo molla una staffilata in faccia al primo violino" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5373"><img class="size-medium wp-image-5373" title="Il Maestrissimo molla una staffilata in faccia al primo violino" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Karajan-scudiscia-300x200.jpg" alt="Il Maestrissimo molla una staffilata in faccia al primo violino." width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il Maestrissimo molla una staffilata in faccia al primo violino.</p></div>
<p>A soli quattro anni il prodigioso bimbo impartiva lezioni di pianoforte ai possidenti della zona. Dai dati raccolti molti anni dopo si può dedurre che le lezioni fossero di una crudeltà e di una severità inaudite: dei 123 allievi cui Karajan insegnò, tra i quattro e i sette anni, 53 impazzirono e si suicidarono dopo la prima lezione, 30 non aprirono mai più bocca, altri 30 non mossero mai più le dita, 5 divennero pianisti famosissimi e a 5 venne diagnosticata, anni dopo, la sindrome che venne poi chiamata &#8220;di Karajan&#8221;; i poveri ex-allievi cominciavano a tremare freneticamente, a lanciare grida atroci e a piangere raggomitolati per terra alla vista di un pianoforte o al sentire le note dello strumento, anche registrate; inoltre, non riuscivano a pronunciare le sillabe utilizzate per la notazione musicale, dando luogo a frasi come «Ieri sono sceso a p..nde.. .. macchina per anda.. a &#8230;. .. spesa, ma non avevo i &#8230;di. Che ca..no. »</p>
<p style="text-align: justify;">In breve tempo divenne uno dei direttori più in voga della gloriosa Berlino nazista. Il suo alone di crudeltà gli valse la nomina, da parte del regime nazista, a &#8220;uffizialdirektor&#8221;  e pare che sia stato proprio questo il periodo in cui cominciò a tenere gli occhi chiusi durante le direzioni. La vulgata ha motivato gli occhi chiusi in questo modo: il Maestrissimo non voleva neppure guardare in faccia i propri musicisti, per evitare di affezionarsi, in modo tale da poter uccidere senza rimorsi, alla fine del concerto, chiunque avesse commesso errori durante l&#8217;esecuzione. Recenti studi hanno però messo in luce un aspetto del tutto straordinario del grande Herberto: ci aveva i superpoteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete presente i Cavalieri dello Zodiaco, quando devono affrontare tutti i segni per arrivare in cima alla vetta, e ci sono i cavalieri con le armature dorate? A un certo punto c&#8217;è Shaka della Vergine che ha una capacità straordinaria: ha gli occhi sempre chiusi, ma quando li apre <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JjeoOwRyaYc&amp;NR=1">succede il finimondo</a>. Bene, pare che il cavaliere della Vergine fosse proprio ispirato a Karajan. Ecco perché gli studi hanno messo in luce i diversi livelli di apertura degli occhi di Karajan e hanno mostrato cosa accadesse a ogni livello.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1° lvl, occhi aperti a 1/4: </strong>Le mani degli orchestrali fissati dal Maestro si bloccano e non riescono più a muoversi. I muscoli del braccio vengono lacerati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2° lvl,  occhi aperti a metà: </strong>Le mani degli orchestrali fissati dal Maestro si bloccano, le unghie cascano a terra mentre i muscoli del braccio vengono lacerati. Le gambe si trasformano in blocchi di pietra per impedire qualsiasi movimento ai malcapitati, devono rimanere fermi per essere giustiziati al termine dell&#8217;esecuzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3° lvl, occhi aperti a 3/4: </strong>Le mani degli orchestrali fissati dal Maestro si sgretolano, i muscoli del braccio si frantumano, le gambe diventano di pietra e il cuore implode, causando la morte improvvisa dell&#8217;orchestrale tra atroci sofferenze, ma l&#8217;orchestrale rimane fermo e muto: oltre alle gambe si trasformano in pietra la spina dorsale e la lingua.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4° lvl, occhi totalmente aperti: </strong>Come sopra, ma in aggiunta i conti bancari dei malcapitati improvvisamente si azzerano, le loro case bruciano e i genitori vengono colti da un improvviso attacco mortale di diarrea.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimangono celebri alcune direzioni del Maestrissimo. Ad esempio quando diresse la Nona di Beethoven assieme a Hitler in una cappella privata, utilizzando un&#8217;orchestra composta esclusivamente da ebrei. Giunti all&#8217;apice della tensione i due nazisti, infervorati, tirarono fuori dei mitra enormi e spararono sull&#8217;orchestra che continuava a eseguire la sinfonia. O quando fece impalare tutti i fiati dei Berliner Philarmoniker perché aveva sentito un ronzio sospetto provenire da quel reparto, per poi scoprire che, in realtà, il ronzio proveniva dalla prima fila, dove il Führer si soffiava ripetutamente il naso. Litigarono un po&#8217;, poi fecero pace uccidendo un negro e sorseggiando birra artigianale.</p>
<p style="text-align: justify;">Morì nel luglio 1989, infilandosi la bacchetta nella trachea per aver diretto senza eccessiva enfasi una <em>Cavalleria Rusticana </em>al Festival di Salisburgo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5374" class="wp-caption aligncenter" style="width: 542px"><a class="lightbox" title="Sintesi del Maestrissimo Karajan" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5374"><img class="size-full wp-image-5374" title="Sintesi del Maestrissimo Karajan" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/karajan.jpg" alt="Sintesi del Maestrissimo Karajan." width="532" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Sintesi del Maestrissimo Karajan.</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<h2>James Levine</h2>
<p style="text-align: justify;">James &#8216;Cicciobello&#8217; Levine, nato bene e cresciuto anche meglio, proviene da una fattoria del Texas, dove fin da piccolo aiutava le vacche incinta a perdere peso divorando i feti ancora pulsanti dei vitelli. A sei anni la madre decise di assumere un insegnante privato di pianoforte «perché almeno le dita così le muove, sta seduto a ruminare tutto il giorno!». Il giovane rivelò un inaspettato talento e così, pian piano, senza sforzi, muovendosi lemme lemme, arrivò a dirigere l&#8217;orchestrina del paese. Sono ancora ricordate le sue direzioni paesane con caciotta sottobraccio, la quale inspiegabilmente diminuiva di dimensioni con il procedere del concerto.</p>
<div id="attachment_5372" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="lightbox" title="Gli orchestrali offrono a 'Cicciobello' una torta per festeggiare il centesimo hamburger divorato entro il terzo atto del Mefistofele" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5372"><img class="size-medium wp-image-5372" title="Gli orchestrali offrono a 'Cicciobello' una torta per festeggiare il centesimo hamburger divorato entro il terzo atto del Mefistofele" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Levine-300x165.jpg" alt="Gli orchestrali offrono a 'Cicciobello' una torta per festeggiare il centesimo hamburger divorato entro il terzo atto del Mefistofele." width="300" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Gli orchestrali offrono a &#39;Cicciobello&#39; una torta per festeggiare il centesimo hamburger divorato entro il terzo atto del Mefistofele.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il boom ci fu quando James venne notato dal ricco magnate del petrolio John Unticc&#8217;, il quale decise di importare il pacioccoso direttore a New York insieme a un carico clandestino di tori da monta. Da allora nessuno è più riuscito a smuoverlo dal podio del Metropolitan. Anche perché ci vorrebbe una gru.</p>
<p style="text-align: justify;">Famosissime le sue direzioni &#8220;all&#8217;olio di pollo fritto&#8221;. Durante le prime operistiche si può distinguere fino alla quarta fila l&#8217;odore di cheesburger emanato dall&#8217;esilarante Levine e si mormora che, tra un atto e l&#8217;altro, il Maestro si chiuda in camerino e ne esca con vistose chiazze di ketchup e maionese. Il suono che trae dall&#8217;orchestra è stato definito dal New York Musical Magazine come &#8220;untuosamente avvolgente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5375" class="wp-caption aligncenter" style="width: 497px"><a class="lightbox" title="Sintesi di 'Cicciobello' Levine" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=5375"><img class="size-full wp-image-5375" title="Sintesi di 'Cicciobello' Levine" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/03/Levine1.jpg" alt="Sintesi di 'Cicciobello' Levine." width="487" height="357" /></a><p class="wp-caption-text">Sintesi di &#39;Cicciobello&#39; Levine.</p></div>
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		<title>OOO – Introduzione all’Opera 1/2</title>
		<link>http://www.letterefilosofia.it/2011/02/ooo-introduzione-allopera-12/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 09:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'ostica ostrica Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Intermezzo Mascagni]]></category>
		<category><![CDATA[OOO]]></category>
		<category><![CDATA[Terminologia Operistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Seconda puntata della rubrica musical-cultural-scioccheggiante "L'ostica ostrica Opera", il cui sottotitolo potrebbe essere "L'Opera per cani e porci".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4795" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a class="lightbox" title="La perla dell'Opera" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=4795"><img class="size-medium wp-image-4795 " title="La perla dell'Opera" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/02/La-perla-dellOpera-300x225.jpg" alt="Per chi non avesse compreso la metafora della prima puntata." width="270" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Per chi non avesse compreso la metafora della prima puntata.</p></div>
<p>Vi presento il secondo pezzo de &#8220;L&#8217;ostica ostrica Opera&#8221;, la rubrica il cui primo commento è stato «Al suono di questo meraviglioso brano credo che mi cambierò i calzini.» (a tal proposito ringrazio Elisa) e che, d&#8217;ora in poi, riporterà la triplice O che la contraddistingue nell&#8217; <em>incipit </em>del titolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come già spiegato nel <a href="http://www.letterefilosofia.it/2011/02/lostica-ostrica-opera-introduzione-alla-rubrica/">primo capitolo (rivedetevi le regole)</a> di questa nuova saga, l&#8217;Opera è un piacere complesso. L&#8217;amore verso questa forma d&#8217;arte può sbocciare per molti motivi: la poesia dei libretti, la bellezza della musica e del canto, i grandi o i piccoli sentimenti che vengono rappresentati che spaziano dal fomento epico alla melanconia, dalla coscienza dell&#8217;inanità esistenziale all&#8217;ardore, furioso o gaudente, dell&#8217;incendio amoroso, dal divertimento pacchiano a quello sottile e allusivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per addentrarci insieme in quest vasto campo d&#8217;indagine, ho apprestato una pecoreccia introduzione alla terminologia tecnica che, inevitabilmente, utilizzerò. L&#8217;ho spezzata in due puntate, la seconda fatta con gli scarti della prima. Procediamo dal generale al particolare. Innanzitutto</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Come chiamare questa forma d&#8217;arte</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Opera &#8211; </strong>Questo è il termine che ho utilizzato per il titolo della rubrica. Connesso etimologicamente ai lavori <em>standard </em>dei primi compositori i quali, antesignani di una nuova arte, non tirandone fuori abbastanza per mantenere moglie e buoi, scrivevano nel dopo-lavoro. Ottavio Rinuccini, ad esempio, era un gagliardo fabbro; Jacopo Peri un manovale di prim&#8217;ordine; Giulio Caccini un muratore con due mani grandi come badili e agili come Pavarotti dopo pranzo. Donde i frequenti fraintendimenti nel rispondere a domande come «Hai finito l&#8217;opera, Giuliooo?». Il problema comunicativo venne risolto allorquando al termine-chiave si accostarono alcune specificazioni, dando luogo a costrutti come &#8220;Opera in musica&#8221; (costrutto ripreso per definire, inizialmente, i canti dei negri nelle piantagioni) e &#8220;Opera lirica&#8221; (aggettivo introdotto successivamente, quando da <em>hobby </em>serale lo scriver Opera divenne fonte di incassi in Lire) .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Teatro in musica &#8211; </strong>Questa definizione durò poco. Scoprirono ben presto che era la musica a essere nel teatro, non viceversa. Lo spartito, del resto, avrebbe potuto contenere ben pochi spettatori paganti, generando nuovamente un problema economico per i compositori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Melodramma &#8211; </strong>Termine che ancora oggi rivaleggia con quello, più diffuso, di Opera. Etimologicamente incerto, vi presento le due spiegazioni oggi più condivise dagli studiosi. Una vecchia e alquanto semplicistica spiegazione fa derivare il termine dall&#8217;antico greco μέλος (melo) e δράμα (dracma), in riferimento al grande mercato agricolo che si trovava innanzi a ogni teatro sacrato alle Muse; secondo i fautori, questa etimologia spiegherebbe anche l&#8217;uso di gettare frutta e verdura contro i cantanti che steccano clamorosamente. La seconda spiegazione, quella più accettata, fa risalire il termine a un&#8217;epoca molto più recente, nel periodo di incubazione di questa forma d&#8217;arte. Gettiamoci quindi brevemente in una&#8230;<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Breve ricapitolazione storica</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Correva l&#8217;anno 1573, quando al ricco e annoiato conte <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/hs848.snc4/71176_57758394456_5791451_n.jpg&amp;imgrefurl=http://www.facebook.com/pages/Giovanni-Bardi-TAFKA-Gianni/57758394456&amp;usg=__9bbwLZOrYiBOTkLcgV27gBd3PB4=&amp;h=162&amp;w=200&amp;sz=10&amp;hl=it&amp;start=0&amp;zoom=1&amp;tbnid=8PZNRDXhNca8lM:&amp;tbnh=129&amp;tbnw=160&amp;ei=wQtMTY6OFdHxsgbMu_C3Dw&amp;prev=/images%3Fq%3DGiovanni%2BBardi%26hl%3Dit%26biw%3D1152%26bih%3D751%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=384&amp;vpy=121&amp;dur=2380&amp;hovh=129&amp;hovw=160&amp;tx=137&amp;ty=7&amp;oei=wQtMTY6OFdHxsgbMu_C3Dw&amp;esq=1&amp;page=1&amp;ndsp=21&amp;ved=1t:429,r:1,s:0">Giovanni Bardi</a> venne voglia di dare un senso alla propria apatica e indolente esistenza. Avendo ereditato dal padre una serie di cantieri edili, decise di riunire in un dopo-lavoro creativo i migliori artisti di Firenze e provincia. Fu così che nacque la cosiddetta Camerata del Bardi.<br />
Il progetto iniziale del conte era dare vita a una nuova forma d&#8217;arte che mettesse assieme gli ideali e gli obiettivi di ogni individuo dell&#8217;epoca, a prescindere dalla classe sociale: gnocca, sbronze e grandi abbuffate. Con un po&#8217; di cappa e spada.<br />
Purtroppo non aveva fatto i conti con la vena malinconica dei propri compositori i quali, dopo giornate di duro lavoro, non riuscivano proprio a essere allegri e spensierati, nonostante le pur copiose frustate di incitamento che il conte faceva elargire loro. Così divenne proverbiale l&#8217;esclamazione del conte il quale, dopo aver assegnato ai musicisti soggetti spiritosi creati da un suo cugino disoccupato, ogni volta osservava impietosamente come le storie subissero evoluzioni cupamente fosche. Dalla camerata, ogni notte, si udiva giungere l&#8217;immancabile grido isterico del conte: «Ma così me lo dramma! Cazzarola! Questo soggetto parlava di una prostituta che, dopo averla data spensieratamente a tutti, trova l&#8217;amore della sua vita in un distratto gentiluomo pieno di soldi, non può drammarmelo così!»; o ancora «Miseria ladra! Ma questo era l&#8217;allegro racconto di un simpatico buffone di corte che, dopo aver fatto rimorchiare al Duca una serie di belle figliole, ne trova una per sé e fugge verso il tramonto&#8230; così invece me lo dramma! Eh no!»</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lasciamoci alle spalle il passato, anche se sarebbe meglio dire &#8220;dietro le spalle&#8221; perché altrimenti sembra che lasciamo &#8220;alle spalle&#8221; il compito di sopportare il passato e, onestamente, il compito mi sembra un po&#8217; troppo arduo. Soprattutto considerando le mie spalle, le vostre non so. Comunque, bando alle ciance (povere ciance, cosa hanno mai fatto di male per essere esiliate all&#8217;inizio di ogni conversazione tra uomini pratici? soffriranno forse per una sorta di peccato originale?) e continuiamo la nostra rassegna lessicale. Passiamo ora alle</p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;">Tipologie di Opera</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Seria &#8211; </strong>Puotesi anche chiamare &#8220;dramma&#8221;, &#8220;tragedia&#8221;, &#8220;Opera&#8221; e basta. Questa è la tipologia derivata dalla degenerazione dei soggetti scritti dal cugino del conte Bardi. Bardi li rifiutò ma vennero ripescati da compositori in epoche successive. In alternativa l&#8217;ispirazione venne dalle antiche tragedie greche, tanto per pescare in acque vergini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buffa &#8211; </strong>Puotesi chiamare anche &#8220;Commedia&#8221; o &#8220;Opera comica&#8221;. Questa tipologia è la più fedele alle originarie intenzioni del vecchio conte Bardi. Purtroppo egli non visse abbastanza per vederne la luce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dramma giocoso &#8211; </strong>Molti psicologi hanno dedicato ampi studi alla problematica di questa definizione. «Che minchia vuol dire?» è il titolo del più celebre opuscolo di Freud, al quale Jung rispose con un controlibello dal titolo «Perché Freud si ostina a spiegare tutto facendo riferimento a organi sessuali?». La questione è ancora aperta, ma è noto che i maggiori compositori di opere di tal fatta, per esempio Mozart, avevano seri problemi. Anche sessuali. La qual cosa farebbe pendere per una soluzione di tipo Freudiano, ma non voglio assumere posizione in merito.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prossima puntata termineremo l&#8217;introduzione con la terminologia relativa ai cantanti e la spiegazione di alcuni termini tecnici, come &#8220;sforzato&#8221;, &#8220;ingolato&#8221;, &#8220;sudato&#8221;, &#8220;vibrato&#8221; e &#8220;gelato&#8221;. Dovendo fare una pausa tra un blocco e l&#8217;altro dell&#8217;introduzione e non avendovi io ancora propinato alcun ascolto, direi che un Intermezzo può starci bene. Ecco, dunque, l&#8217;intermezzo forse più famoso dell&#8217;intero genere operistico, quello della <em>Cavalleria Rusticana</em>, dramma agrologico-magnereccio ambientato nella Sicilia delle grandi scorpacciate dal compositore Pietro Mascagni, nell&#8217;interpretazione dell&#8217;Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta, durante il Festival di Ravenna del 1996, dall&#8217;aristocratico neonazista Riccardo Muti. Che sia aristocratico si vede dal ciuffo e da quell&#8217;impettirsi improvviso che lo anima nei momenti musicalmente più intensi, che sia neonazista si vede dalla posa rigida e dallo sguardo severo, che sia salito sul palco subito dopo un&#8217;operazione di appendicite riuscita per metà si vede dal volto pallido, sudatissimo e tirato e dall&#8217;espressione sofferente. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Xvdig4N0bpk">Buon ascolto e buona visione</a>.</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>L’ostica ostrica Opera – Introduzione alla rubrica</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 20:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangelo Pecoraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'ostica ostrica Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Introduzione]]></category>
		<category><![CDATA[OOO]]></category>
		<category><![CDATA[Opera]]></category>
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		<description><![CDATA[Primo episodio e presentazione della nuova rubrica del Giornale di Letterefilosofia.it]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4715" class="wp-caption alignleft" style="width: 180px"><a class="lightbox" title="Si cominzia!" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=4715"><img class="size-full wp-image-4715" title="Si cominzia!" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/02/Si-cominzia.jpg" alt="Signori, silenzio in sala. Si cominzia." width="170" height="130" /></a><p class="wp-caption-text">Signori, silenzio in sala. Si cominzia.</p></div>
<p>Allora, comincio col mettere le cose in chiaro: questa è la mia rubrica, quindi se volete sciropparvela fate quello che dico io, come lo dico io, quando lo dico io. Ora battete le mani&#8230; ho detto battetele. HO DETTO BATTETELE.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Non avete capito&#8230; non andremo avanti fino a quando non avrete battuto le mani. Non vi sento. Non vi sento.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Battete le mani.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Se state pensando che tanto è una  cosa scritta e invariabile e che non è possibile che quando battiate le mani appaia il resto del testo siete totalmente fuori strada. DOVETE battere le mani. Battete le mani.</p>
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<p>Battete le mani&#8230;</p>
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<p>Sto aspettando che battiate le mani&#8230;</p>
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<p>Ma siete de coccio?! BATTETE LE MANIIIIIIIIII!</p>
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<p>Battete le mani&#8230;</p>
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<p>Battete le mani&#8230;</p>
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<p>Non vi sento.</p>
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<p>Fatto? No? Battete le mani.</p>
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<p>Mi scuso con chi le ha già battute, ma c&#8217;è qualcuno che ancora non ha battuto le mani.</p>
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<p>Non me ne frega niente di dove siete. Potete essere in chiesa, dal dentista, nel bel mezzo del funerale di vostra madre, nell&#8217;antro di un orco mangiauomini, ovunque voi vogliate, non ha la benché minima importanza. Dovete battere le mani.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>&#8230;</p>
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<p>Forse non mi conoscete&#8230; io andrò avanti fino alla nausea: voglio che battiate le mani o non si procede oltre.</p>
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<p>BATTETE LE MANIIIIIIIIIIII!!</p>
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<p>Credete di essere dei duri, eh? Lo credete? Battete le mani.</p>
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<p>Ho detto BAT-TE-TE-LE-MA-NI, siete sordi o ci fate?</p>
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<p>Battete le mani.</p>
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<p>Battete le mani.</p>
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<p>Ultima chance, battete le mani.</p>
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<p>&#8230;</p>
<p>&#8230;</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Vabbè, per ora lasciamo perdere, ma solo perché alcuni di voi hanno battuto le mani e non voglio tediarli oltre; gli altri (sì, mi riferisco proprio a te che non hai battuto le mani) sappiano che non avranno vita  facile, con questa rubrica, se non si abituano da subito a fare quello che gli dico.</p>
<p>Dunque, come in ogni Club che si rispetti vi do il benvenuto e vi spiego subito <strong>le regole del Club</strong>, anche se probabilmente la prima regola l&#8217;avrete capita (no, non farò il solito giochino stile Fight Club, anzi, parlate il più possibile di questo Club):</p>
<p>- <strong>La prima regola è che dovrete fare come dico io.</strong> In che senso? Nel senso che se nei normali articoli i link inseriti sono opzionali, ossia forniscono informazioni aggiuntive che potete anche scegliere di ignorare, negli articoli di questa rubrica i link sono parte vitale di ogni pezzo; a volte i pezzi si basano esclusivamente sui link. Ergo: dovete aprirli tutti e dovete fruirli. Non basta, ad esempio, vedere solo il titolo del video youtube che ho postato, dovete vederlo e/o ascoltarlo, altrimenti il giochino non funziona. Chiaro? E questo vale anche per le cose che vi dico di fare, quindi la prossima volta che vi chiedo di applaudire (lo farò poche volte, non temete) applaudite, o il giochino non funzionerà e voi non godrete appieno le <em>pièce </em>che produrrò.</p>
<p><strong>- La seconda regola è che dovrete scusarmi.</strong> Mi prenderò con voi un sacco di libertà (ho già cominciato, quindi mettete subito in atto questa regola), vi insulterò e offenderò nei peggiori modi, sarò irritante, blasfemo, saccente, ignorante, pedante, incompetente, noioso, logorroico, smargiasso, maramaldo, diuretico e altri aggettivi a buffo. Sopportate. Spero, in cambio, di potervi offrire qualche sana risata e, chissà, dei piaceri extra in questo <em>mare magnum</em> nomato Vita.</p>
<p><strong>- La terza regola non esiste.</strong> Però mi sembrava brutto fare un elenco con soli due punti (non c&#8217;è due senza tre e altre amenità del genere) quindi la terza regola è che ci sono tre regole. Tutto sommato neanche troppo strana come cosa; chi ha a che fare con la burocrazia ne vede di peggio.</p>
<p>Poste queste inquietanti premesse, possiamo tuffarci nel vivo. Principiamo dal comincio, quindi dal titolo. In questa rubrica si parlerà di Opera. Aspettate, aspettate! Non allontanatevi dallo schermo, zoticoni. E voi, degustatori già avvezzi, non storcete il naso se tento di adescare qualche novizio. Questa rubrica è pensata per gli amanti dell&#8217;Opera e per le persone che non sanno nemmeno di cosa io stia parlando. A questi ultimi mi rivolgerò, solo per il momento, nei seguenti paragrafi.</p>
<p>L&#8217;Opera è una delle meraviglie del genere umano. Uno di quei piaceri complessi (livello 2), come il buon vino o il cibo raffinato, il tartufo, il formaggio stagionato, il post-post-Metal, il fumo, l&#8217;arte contemporanea e altre siffatte squisitezze. Per la verità a me l&#8217;arte contemporanea fa cagare. Però dicono sia bella e complessa e io mi fido. Certo, per dire che un quadro bianco in una cornice di plastica sia un&#8217;opera d&#8217;arte ce ne vuole di complessità da tirare in ballo, ma non voglio star qua a spaccare il capello in sessantaquattro. Diciamo che l&#8217;arte contemporanea è un piacere così complesso da risultare quasi un piacere intellettuale (livelo tre). Per spiegare in modo semplice cosa sia un piacere complesso vorrei utilizzare un piacere complesso che tutti conoscono, anche se magari non l&#8217;hanno mai approcciato fisicamente: i piaceri complessi sono come ostriche. Non sto a spiegarvi la metafora, o la capite o potete anche terminare qui la lettura. Voi avrete buttato cinque minuti del vostro tempo e io non sarò costretto a scrivere per dei miserabili pezzenti bifolchi.</p>
<p>Dunque, la maggior parte dei piaceri complessi risulta difficile da assorbire e gustare. Alcuni tra voi non ce la faranno mai. La quasi totalità delle persone, invece, può farcela rapidamente con alcuni piaceri e trovare molto difficile goderne altri. Magari possono piacervi due o tre delle prelibatezze che ho elencato nel paragrafo precedente, di altre potete pensare che non fanno per voi, che il vostro corpo le rigetta. Mi è capitato con il gorgonzola: per anni l&#8217;ho odiato, non riuscivo a sentirne neppure l&#8217;odore. Poi un amico mi fece provare un Signor Gorgonzola, uno di quelli che non si comprano al supermercato. Mi si rivelò un nuovo mondo. Piccola parentesi che debbo aprire, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OSs7o8lz41I">causa gorgonzola</a>: vorrei stringere la mano ad alcuni pubblicitari e pugnalarne altri, soprattutto quelli che ormai non sanno più cosa inventare per appiopparci una macchina. Diciamoglielo chiaro e tondo, una buona volta: BASTA MACCHINE! SIAMO PIENI DI FOTTUTE MACCHINE!</p>
<p>Cosa voglio dire, per andare al sodo? Che la maggior parte delle volte i piaceri complessi risultano ostici per il nostro organismo. Pensate a quando avete aspirato le prime boccate di sigaretta. Avrete tossito, come quasi tutti. Pochissime persone riescono ad apprezzare il fumo al primo incontro. Solitamente il corpo rigetta l&#8217;elemento che percepisce come ostile. Allora voi vi forzate, volete fumare. A un certo punto scatta la molla e il fumo diventa un piacere. Ecco: immaginate lo stesso con l&#8217;Opera. Le prime volte magari non vi piacerà, dovrete mandarla giù a forza, come una medicina amara. Poi, a un certo punto, un&#8217;aria, un duetto o un&#8217;<em>overture </em>vi colpiranno come un pugno in un occhio. Forse anche più forte. Ancora non sarete giunti alla mèta, ma sarete sulla buona strada.</p>
<p>Tanto per farvi un&#8217;idea, ecco alcune frasi che possono essere pronunziate a vari livelli di avanzamento nella conoscenza dell&#8217;Opera.</p>
<p><strong>Ignorante come una zappa -</strong><em> </em>L&#8217;altro giorno sono andato al Teatro dell&#8217;Opera a vedermi il Nabucco. Bello Verdi, bello! Poi, con quella barba e quell&#8217;aria severa dava proprio l&#8217;impressione di uno che ci sa fare. Devi da vedere come agitava la bacchetta tutto infervorato! Però mi sono abbioccato a un quarto d&#8217;ora dalla fine e non ho capito chi era l&#8217;assassino, peccato&#8230; Del resto inutile chiederlo a mia moglie, lei non ha proprio capito una mazza.</p>
<p><strong>Neofita &#8211; </strong>Ieri sono stato al Teatro dell&#8217;Opera a vedermi il Nabucco. Due palle. Lentissimo, poi con questi ebrei che si lamentano dall&#8217;inizio alla fine e manco crepano. Non succede nulla! Certo, si vede proprio che Verdi ormai era diventato vecchiotto e rammollito. Da giovane sì che scriveva delle belle operone drammatiche. Vuoi mettere il Trovatore? Si ammazzano tutti!</p>
<p><strong>Appassionato livello 1 &#8211; </strong>Ieri sono stato a vedere il Nabucco! Waaa! Devi da sentire questa soprana russa che acutoni che caccia! Mi ricorda mia nonna quando entrava nella doccia e usciva lo schizzo d&#8217;acqua gelata.</p>
<p><strong>(salto tutte le fasi intermedie perché mi sono stufato)</strong></p>
<p><strong>Musicologo livello &#8220;extremesuperior&#8221; &#8211; </strong>Ieri sono stato al San Carlo, c&#8217;era la prima della nuova produzione del Nabucco. Notevole Muti, anche se lo ricordo alla Scala, stagione &#8217;86-&#8217;87, con Bruson ed era tutt&#8217;altra cosa. Oltretutto la direzione nel terzo atto mi è sembrata meno perentoria rispetto alla sua più recente registrazione, non vorrei si trattasse di un <em>incipit </em>di ammollimento senile, come accadde al povero Karajan. Del resto, non per cedere a un approccio evenemenziale, una serata sottotono capita a chiunque. Comunque, sarà stata la posizione laterale che, ahimè, ho dovuto accettare visto il pienone, ma la postura del gomito, come ho potuto osservare, denotava una certa sciatteria nella presa drammatica. Oltretutto quella pseudo-soprano russa con quel nome semplicemente ridicolo mi ha sbagliato il do sovracuto all&#8217;apice della sublime aria che apre il secondo atto. Non la perdonerò mai.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Dopo questa carrellata vi lascio, per non dilungarmi troppo. Questo primo pezzo rappresenta l&#8217;introduzione generale alla mia rubrica, la quale avrà cadenza settimanale (salvo imprevisti). Nella seconda tappa affronteremo un&#8217;introduzione alla terminologia operistica che avremo modo di utilizzare nel corso del tempo.</p>
<div id="attachment_4713" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a class="lightbox" title="Arresti di Strauss" href="http://www.letterefilosofia.it/?attachment_id=4713"><img class="size-medium wp-image-4713  " title="Arresti di Strauss" src="http://www.letterefilosofia.it/wp-content/uploads/2011/02/Arresti-di-Strauss-300x167.jpg" alt="L'arresto di Giovanni Strausso da parte delle autorità austrungariche, dopo la prima della celebre Marcia in cui il compositore aveva inserito battiti di mani nello spartito" width="270" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;arresto di Giovanni Strausso da parte delle autorità austrungariche, dopo la prima della celebre Marcia in cui il compositore aveva inserito battiti di mani nello spartito.</p></div>
<p>Per non lasciarvi del tutto a bocca asciutta (ma se avete letto l&#8217;articolo ad alta voce purtroppo non ho rimedio) mi sembra opportuno farvi ascoltare almeno un pezzettino di apertura-commiato. Scelgo la <em>Marcia di Radetzky</em>, che con l&#8217;Opera ci azzecca poco ma è bella, corta (andiamo per gradi), c&#8217;è Muti e, soprattutto, a tempo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0_OoqkS_obY&amp;feature=related">tutti battono le mani</a>.</p>
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